{"id":1054,"date":"2019-06-07T05:35:41","date_gmt":"2019-06-07T05:35:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1054"},"modified":"2021-05-15T14:39:28","modified_gmt":"2021-05-15T14:39:28","slug":"i-sicani-hiberia-e-trinacria-adrano-un-dio-indoeuropeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1054","title":{"rendered":"I Sicani: Hiberia e Trinacria &#8211; Adra\u00f1o: Un Dio Indoeuropeo."},"content":{"rendered":"<p><em>I primi abitatori dopo di loro sembra siano stati i Sicani,<br \/>\na loro dire anteriormente ai Lestrigoni e ai Ciclopi per il fatto<br \/>\nche erano autoctoni, mentre secondo verit\u00e0 erano Iberi scacciati<br \/>\ndai Liguri dal fiume Sicano nell\u2019Iberia<\/em>.<br \/>\nTucidide, <em>La guerra del Peloponneso<\/em>, libro III,2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trattando dei Sicani, non si pu\u00f2 prescindere da quanto viene affermato in proposito dallo storico ateniese Tucidide. Egli, infatti, sebbene abbia attinto certamente da altre fonti, a noi non pervenute direttamente, \u00e8 l\u2019unico storico che fa cenno, seppur con una eccessiva semplificazione dovuta al suo esclusivo interesse alla guerra combattuta dai Greci in Sicilia, ad un passaggio del popolo sicano dalla Spagna alla Sicilia. Se lo storico ateniese avesse saputo che i Sicani erano stanziati, nello stesso periodo, anche nel Lazio, forse avrebbe mutato il suo giudizio in riguardo. Avrebbe, piuttosto, valutato la possibilit\u00e0 che questo popolo indoeuropeo, provenendo dal nord Europa, giunto alle Alpi, barriera naturale per l\u2019ingresso nella penisola italica, si sarebbe potuto dividere, come infatti avvenne pi\u00f9 tardi nel 110 a.C. per Cimbri e Teutoni, ed in molte altre occasioni, in due o tre tronconi: uno di questi avrebbe scelto di intraprendere la via verso l\u2019Italia, anticipando di millenni Annibale che vi trov\u00f2, durante la sua attraversata delle Alpi\u00a0 gli eredi di quei primi pionieri, parte del quale, a sua volta, si sarebbe stanziato nel Lazio e parte avrebbe proseguito fino in Sicilia; l\u2019altro troncone, continuando il suo percorso, si sarebbe potuto dirigere verso occidente lasciando a sua volta pezzi per strada: in Gallia dove vengono citati da Cesare nel suo trattato, <em>La guerra gallica, <\/em>\u00a0qui li ritroviamo con il nome di Sequani, e poi, finalmente in Spagna citati da Tucidide. Poich\u00e9 le affinit\u00e0 riscontrate tra i Galli Sequani e gli Italici Sicani sono state messe in evidenza in altre nostre pubblicazioni, qui, per motivi di sintesi, ci occuperemo delle affinit\u00e0 tra i Sicani spagnoli e quelli siciliani dimostrando,\u00a0 attraverso l\u2019ausilio di prove oggettive, l\u2019apporto di discipline scientifiche quali la comparazione, l\u2019etimologia ecc. come \u00e8 giusto che si richieda al ricercatore, che i due rami sopra nominati, pur facendo parte del troncone iniziale emigrato durante l\u2019ultimo periodo interglaciale verificatosi intorno al diecimila a.C., percorsero vie separate, come sopra descritto, portando con se il patrimonio culturale comune; patrimonio conservatosi con irrilevanti varianti dovute ad adattamenti locali, fino al secondo millennio a.C. per poi sparire sotto il grave peso della sovrapposizione di differenti culture sopraggiunte dall\u2019Africa e dall\u2019oriente.<\/p>\n<p><strong>ADRANO IL SANTUARIO DELL\u2019AVO SICANO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da un lato Tucidide era dunque in errore nel prendere in considerazione una migrazione avvenuta dalla Spagna verso la Sicilia, dall\u2019altro lato, come affermato sopra, era nel giusto quando sosteneva che i Sicani abitassero la penisa iberica in tempi remoti. Infatti, come sopra accennato e come constateremo nei dettagli pi\u00f9 gi\u00f9, i Sicani raggiunsero la Spagna seguendo la costa atlantica con delle inbarcazioni e provenendo dall\u2019estremo nord Europa. Questa tesi viene in parte provata dal fatto che nella parte nord occidentale della Spagna, al confine con il Portogallo, non lungi dalla costa atlantica, esiste un fiume che si chiama R\u00edo de Adra\u00f1o. Il fiume in oggetto scorre presso un villaggio, anch\u2019esso chiamato Adra\u00f1o, divinit\u00e0 sicana per antonomasia. Il fiume potrebbe altres\u00ec essere stato considerato dai Sicani una divinit\u00e0 fluviale quale era lo Spercheo per gli abitanti di Ftia. Quest\u2019ultima ipotesi potrebbe essere plausibile se si prende in considerazione il ritrovamento di una moneta adranita, in Sicilia, proveniente dalla omonima citt\u00e0 di Adrano edificata sotto le falde dell\u2019Etna, nella quale viene raffigurata, nel dritto, la testa di una divinit\u00e0 cornuta, fatta corrispondere dagli studiosi alla divinit\u00e0 fluviale (fiume Simeto?) e nel rovescio una lira con la scritta in senso destrorso <em>adranitan<\/em>. Comunque sia, appare gi\u00e0, a motivo della presenza speculare di due citt\u00e0\u00a0 che portano lo. stesso nome, inevitabile dal punto di vista culturale e linguistico,\u00a0 l\u2019accostamento parenterale tra i Sicani della Spagna preistorica e quelli coevi della Sicilia, attribuendo al concetto di coevo un lasso di tempo cronologico abbastanza esteso essendo quella sicana una civilt\u00e0 plurimillenaria che, per lo meno in Sicilia, vi abit\u00f2 ininterrottamente e omogeneamente fino alla prima met\u00e0 del II millennio a.C. Non possiamo far passare inosservata, onde suffragare la tesi della molteplicit\u00e0 delle fasi migratorie\u00a0 intraprese nel tempo univocamente dai popoli del nord Europa e, dunque, dal popolo sicano considerato un ramo di questi, la presenza del fiume <em>Adrana<\/em> oggi Eder, in Germania. La presenza di un fiume col nome di <em>Adrana<\/em> in Germania, luogo quest\u2019ultimo in cui maggiormente si \u00e8 conservata l\u2019affinit\u00e0 con la lingua parlata dal popolo sicano, come abbiamo evidenziato nell\u2019articolo , <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/850-la-lingua-dei-sikani.html\"><em>Jam akaram la lingua dei sicani<\/em><\/a>, ritorner\u00e0 utile al fine di comprendere il significato degli appellativi apposti a uomini, fiumi, citt\u00e0, dai popoli del nord. Tacito, raccontando delle gesta del generale romano Germanico e delle sue legioni, fa riferimento a questo fiume attraversato non senza difficolt\u00e0 dalle legioni. Nel corso della spiegazione circa la formazione dei nomi presso i popoli nord europei, il lettore tenga conto che il sostantivo <em>Ano<\/em>, che forma il nome composto Adrano, ritorna ancora nel Lazio, regione abitata dai Sicani, a comporre il teonimo sicano Jah-Ano ovvero Giano bifronte. La formazione dei nomi presso i popoli germanici, allora come oggi, avveniva attraverso l\u2019accostamento di pi\u00f9 lessemi. Questi potevano essere pi\u00f9 sostantivi; un aggettivo e un sostantivo; una preposizione e un sostantivo; un verbo e un sostantivo. Nel caso specifico, i teonimi del siciliano Adrano e del laziale Jahano, ai quali potremmo aggiungervi quello del greco Urano, dell\u2019iraniano Mani, del germanico Manno, dell\u2019indiano Manu ed infine del mesopotamico Anu, sono riconducibili ad una semantica del divino ove l\u2019aggettivo che precede il sostantivo Ano serve a determinare la caratteristica dell\u2019Avo, una dote o una virt\u00f9 che, posseduta dall\u2019antenato, avrebbe consentito a questi, capostipite della stirpe sicana<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> ,\u00a0 una volta morto, di superare le prove che gli d\u00e8i gli avrebbero posto durante il tragitto\u00a0 nell\u2019aldil\u00e0, superando le quali sarebbe stato ammesso al consesso degli d\u00e8i e a loro si sarebbe reso simile. Divinizzato grazie al superamento delle prove, l\u2019Avo avrebbe, da quel momento, rappresentato il protettore della stirpe.\u00a0 A loro volta, nel loro rigore religioso, i Sicani ritenendosi unici eredi di cotanto antenato, sarebbero divenuti i detentori del sapere, della via mostrata loro direttamente dall\u2019Avo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo constatato, nel corso delle nostre indagini, come sopra affermato, che con il nome Adrano viene\u00a0 frequentemente indicato un fiume, motivo per cui alcuni ricercatori accostarono l\u2019etimo al significato di acqua, Adrano era cio\u00e8, secondo l\u2019opinione di questi studiosi, da identificarsi col dio delle acque, ma come vedremo le cose non stanno in questo modo. In Sicilia vi \u00e8 un caso di analogia incredibile con la Spagna, come messo in evidenza sopra; infatti in entrambi i luoghi il nome Adrano indica\u00a0 due citt\u00e0 e ivi\u00a0 vi\u00a0 scorrono due fiumi o nel caso siciliano, che vi scorreva, essendosi prosciugato, come si evince dallo storico siculo arabo Idrisi il quale fa riferimento ad un fiume che scorreva nella citt\u00e0 di Adrano. In Germania, la conversione del nome del fiume Adrana citato da Tacito, nell\u2019attuale Eder, potrebbe trarre origine da una modificazione linguistica avvenuta nel tempo, per cui l\u2019aggettivo <em>Odhr<\/em> che indica la caratteristica impetuosa del fiume, si sarebbe trasformato in Eder (Edhr?). Il fiume, infatti, potrebbe essere stato aggettivato, a motivo dei fragorosi flussi causati dalle potenti correnti che lo facevano scorrere con violenza, semplicemente \u201cil furioso\u201d, cio\u00e8 \u201c<em>odhr<\/em>\u201d. Che l\u2019aggettivo <em>Odhr<\/em> possa tradursi con furioso lo spiega lo storico\u00a0 germanico Adamo da Breda che scrisse una storia sui Goti, popolo questo proveniente dalla Scandinavia, <em>odhr,<\/em>\u00a0 tra l\u2019altro, afferma lo storico, \u00e8 uno dei tanti appellativi che venivano utilizzati per caratterizzare Odino, il dio\u00a0 degli scandinavi, divinit\u00e0 che con quella sicana di Adrano, come abbiamo dimostrato in diverse occasioni, aveva numerose affinit\u00e0. Di conseguenza, il nome del dio Adrano, liberamente traducibile con \u201c<em>l\u2019Avo furioso<\/em>\u201do \u201cil furore dell\u2019Avo\u201d, prenderebbe origine non dall\u2019elemento acqua, ma dalla furia con la quale essa, nei fiumi, scorre nel proprio alveolo e pi\u00f9 elasticamente pu\u00f2 ritenersi che l\u2019aggettivo <em>odhr<\/em>, furioso, sia scaturito grazie alla modalit\u00e0 piuttosto violenta con la quale\u00a0 la divinit\u00e0 si manifestava. L\u2019aggettivo furioso riferito all\u2019Avo, unico caso in cui viene utilizzato, lo si ritrova soltanto in Sicilia, terra in cui la \u201cfuria\u201d dell\u2019Avo si manifestava, per i primi abitatori, i Sicani, in mille modi: dai frequenti terremoti provocati dal vulcano Etna ai suoi paurosi boati; dalle lunghe devastanti colate laviche, alle stesse che giungendo fino al mare lo facevano ribollire per finire, in ultimo, con la madre di tutte le catastrofi: l&#8217;implosione del vulcano che provoc\u00f2 un\u00a0 terribile maremoto e la grande voragine della valle del bove. Le onde provocate dal cataclisma, verificatosi secondo le stime dei geologi intorno al quattromila a. C., avrebbe sommerso le citt\u00e0 costiere della Palestina. I resti delle citt\u00e0 sommerse sono stati in parte rinvenuti dagli archeologi subacquei. Non \u00e8 infatti un caso se\u00a0 il tempio dedicato all\u2019Avo furioso, come afferma lo storico Diodoro, si trovasse sotto le pendici del vulcano, e, come supponiamo noi, su una estesa pianura lavica ove oggi sorge la vetusta Adrano ed un tempo vi scorrevano fiumi che formavano fragorose cascate le cui tracce ancora visibili, ci hanno consentito di ricostruirle assieme al territorio circostante, attraverso la realizzazione di un plastico in scala 1:1000 visitabile dal pubblico. Che tra l\u2019Avo sicano e le acque, intese come elemento, non vi fosse alcuna relazione lo si evince dal fatto che nelle diverse aree geografiche in cui venne tributato il medesimo culto, per caratterizzare la divinit\u00e0 vengono utilizzati i pi\u00f9 svariati aggettivi che rispondono a esigenze di adattamento culturale locali: <em>jah<\/em>, il sensitivo, il rapido, il percettivo nel Lazio; <em>ur<\/em>, l\u2019antico, il primordiale in Grecia; <em>man<\/em>, la mente nella accezione di potenza creatrice in Germania ecc .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desideriamo ricordare ai nostri lettori, se pur non vi sia una relazione apparente con il tema trattato in questo articolo, che la citt\u00e0 di Adrano viene rinominata con il teonimo sicano, da Etna che si chiamava, soltanto nel IV sec.a.C. La rinominazione fu probabilmente dovuta ad un compromesso avvenuto tra il tiranno Dionigi I che assediava la citt\u00e0 di Etna e i suoi abitanti.\u00a0 Infatti, servendosi del nome della divinit\u00e0 nazionale sicana per la rinominazione di Etna, concordato con gli abitanti di Etna, il tiranno siracusano si proponeva come scopo, quello di lasciare intendere che nella citt\u00e0 sicana, -definita sacra da Plutarco (<em>Vita di Timoleonte<\/em>) definizione che ci ha indotto a ritenere che la citt\u00e0 fosse, sul modello di quella greca di Delo, protetta da una anfizionia\u00a0\u00a0 di citt\u00e0 sicule- vi fosse subentrata semplicemente una influenza politica e militare siracusana, la quale non avrebbe minimamente inciso n\u00e9 sul culto n\u00e9 sulla cultura sicana, (vedi l\u2019articolo, <em><a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/870-alesa.html\">Alesa. Da Vercingetorige ad Arconide<\/a><\/em>). Che gli eventi del IV sec. a.C., potrebbero essersi svolti in Sicilia secondo questa ricostruzione lo si deduce, tra l\u2019altro, dai successivi eventi accaduti tra il 213 e il 211 a.C., quando i Romani giunti nell\u2019isola gi\u00e0 nel 263 a.C., riprese le ostilit\u00e0 con i Siculi che alla morte di Gerone II erano passati dalla parte dei Cartaginesi, ritenendo che la inarrestabile forza combattiva degli isolani\u00a0 fosse dovuta alla protezione che la divinit\u00e0 sicana, cio\u00e8 Adrano, riservava loro, con rito magico ne chiusero i templi in tutta l\u2019isola, proibendo con tale atto ai Sicani di celebrare i sacrifi. Ci\u00f2 significa che la dominazione greca dell\u2019isola non aveva scalfito, ancora dopo secoli della loro presenza sull\u2019isola, n\u00e9 il culto n\u00e9 le ancestrali tradizioni sicane.<\/p>\n<p><strong>LE MIGRAZIONI DEI SICANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza in Europa dei tre toponimi\/idronomi: il R\u00edo de Adra\u00f1o in Spagna (in verit\u00e0 in Spagna come in Sicilia, come sopra affermato, vi erano pi\u00f9 toponimi collegati all&#8217;Avo Adrano: monte Adranone nella Sicilia centro occidentale e rego de Adran in Spagna), la citt\u00e0 di Adrano in Sicilia, il fiume Adrana in Germania, oltre che indurci a porre la domanda quale sia stata la sede originaria dei Sicani, per la quale rimandiamo i lettori all\u2019articolo, <em>I Sicani: origine e sito<\/em>, miti3000.eu, potrebbe spiegare in parte, la presenza delle incisioni rupestri\u00a0\u00a0 \u2013 datate da venti a trentacinquemila anni fa-\u00a0 e delle pitture delle grotte di Lascaux, nella Francia sud-occidentale, delle grotte di Altamira in Spagna, dell\u2019Addaura in Sicilia, di Fumana nel Trentino, in Italia, come tracce lasciate da un popolo portatore di una condivisa cultura di provenienza. Parlando delle pitture rupestri e dei loro esecutori, ai quali\u00a0 gli studiosi attribuiscono la volont\u00e0 di imprimere un carattere sacro rituale alle immagini zoomorfe e antropomorfe rappresentate, non si pu\u00f2 fare a meno di effettuare un volo pindarico ed esaminare il significato del nome Sicano. Facendo appello alla disciplina che studia il significato dei lessemi, crediamo che l\u2019etimo sicano possa essere un appellativo apposto ad una trib\u00f9 fra le tante sparse nel territorio nord europeo,\u00a0 per distinguerla in base a determinate caratteristiche da altre trib\u00f9, che a loro volta assumevano appellativi i cui significati evocavano i rispettivi ruoli sociali: Siculi ovvero i mandriani, da<em> sich<\/em> se, se medesimo e <em>kuh<\/em> vacca; Ciclopi, scalpellini ovvero coloro che percuotono il suolo, la pietra, da <em>Ki<\/em> terra e <em>Klopfen<\/em> percuotere, picchiare; Cilliri ovvero costruttori di navi da <em>kiel<\/em> chiglia ecc. L\u2019appellativo Sicano dovette dunque indicare, proseguendo con la tesi su esposta, originariamente una <em>\u00e8lite<\/em> di uomini dotati di particolari sensibilit\u00e0 che le avrebbero permesso di stabilire una comunicazione con la dimensione extrafisica. I <em>sich Ahne<\/em> ovvero coloro che erano della stessa essenza degli Avi, sarebbero stati ritenuti dal popolo, individui capaci di entrare in contatto, in particolare, con gli antenati, <em>Ahne<\/em>, i quali avevano la loro dimora in <em>Hell<\/em>, uno spazio non meglio definito che si trovava tra il cielo, sede degli d\u00e8i, e la terra. Per estensione, l\u2019appellativo <em>sich Ahne<\/em>, si sarebbe trasmesso da una \u00e9lite all\u2019intero popolo,\u00a0 esattamente come presumiamo sia avvenuto per gli abitanti della citt\u00e0 di Adrano ove esisteva gi\u00e0 la casta sacerdotale degli Adraniti ancor prima che la citt\u00e0 di Etna venisse rinominata in Adrano. I <em>sich Ahne<\/em> assumevano, di conseguenza, anche il ruolo di custodi della tradizione, erano i garanti di un ordine cosmico che non doveva mutare pena l\u2019interruzione del ponte che univa l\u2019aldil\u00e0 con l\u2019aldiqu\u00e0. A formulare questa conclusione ci induce altres\u00ec lo stesso significato etimologico che attribuiamo al termine Sicano. L\u2019appellativo, infatti, attraverso il pronome riflessivo <em>sich<\/em>, metterebbe in evidenza il carattere ereditario se non di consustanzialit\u00e0 che intercorrerebbe tra l\u2019Avo primordiale e gli eredi.<\/p>\n<p><strong>FUGA DAI GHIACCIAI DEL NORD EUROPA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nostre indagini storiche riguardo ai popoli antichi, i cui risultati sono stati pubblicati in diversi libri e siti Web, giungono alla conclusione che vi sia stata una civilt\u00e0 autoctona con sede nell\u2019estremo nord Europa e, che, col sopraggiungere delle glaciazioni sia emigrata in direzione sud. Ma questo tema \u00e8 stato trattato sufficientemente nell&#8217;articolo \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/nuove-ipotesi\/876-sumer-gli-dei-vengono-dalloccidente.html\">Sumer. Gli Dei vengono dall&#8217;occidente<\/a>\u201d<\/em> miti 3000.eu, per riprenderlo in questa sede.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1055\" aria-describedby=\"caption-attachment-1055\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mappa_europa2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1055\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mappa_europa2-300x269.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mappa_europa2-300x269.jpg 300w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mappa_europa2.jpg 707w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1055\" class=\"wp-caption-text\">Migrazioni<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tracce di una migrazione avvenuta in direzione nord-sud si ritrovano nei testi sacri dell\u2019Avesta e dei Veda, quest\u2019ultimi rivisitati dallo studioso indiano B.G. Tilak la cui grandiosa opera, <em>La dimora artica dei Veda<\/em>, merita di essere consultata.\u00a0 Per ci\u00f2 che concerne i Sicani della Spagna, come si pu\u00f2 chiaramente vedere dalla cartina geografica che riportiamo e come si pu\u00f2 constatare attraverso le sconcertanti affinit\u00e0 mitologiche, toponomastiche ed onomastiche che intercorrono tra irlandesi e Siciliani (vedi l\u2019articolo, <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/895-sicani-e-celti-irlandesi.html\"><em>Sicani e Celti Irlandesi<\/em><\/a>), possiamo dedurre che un popolo proveniente dall\u2019estrema terra del nord Europa, Scandinavia o Irlanda, un ramo del quale, chiamato in seguito Sicani, raggiungesse Adra\u00f1o in Spagna costeggiando la penisola iberica. Nello stesso tempo, un altro ramo, via terra, attraversando il braccio di mare che separa la penisola scandinava dalla Danimarca, raggiungeva il continente. Dalla Danimarca passando per la Germania scendeva ancora pi\u00f9 a sud, raggiungendo la Francia ove Cesare, raccogliendo la tradizione orale locale, sosteneva appunto l\u2019avvenuto passaggio dei Germani in Gallia attraverso il fiume Reno. In Gallia, tra l\u2019altro, Cesare nomina la trib\u00f9 dei Sequani il cui nome appare come una trasformazione dialettale locale del nome Sicani. Le frequenti migrazioni univocamente avvenute fino al Medioevo, in direzione nord-sud dei popoli nord europei, lo si evince anche grazie alle campagne romane che prendevano la\u00a0 direzione opposta per arrestare il flusso barbarico diretto nei territori dell\u2019impero. Tiberio recandosi nel 5 a.C. nel cuore della Germania, viene a contatto con la trib\u00f9 degli Alamanni che si dichiarava discendente dei Senoni che, a loro volta, provenivano dalla Scandinavia e che ritroveremo in Gallia, prova ulteriore questa, che il focolare di queste migrazioni si trovava nell\u2019isola scandinava al punto da far dire allo storico Giordane che i Goti erano la vagina dei popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Liguria, confinante con la Gallia, rappresent\u00f2 un passaggio obbligato per effettuare la discesa verso la penisola Italica. Scendendo lungo la penisola, una parte di questo popolo primordiale si stanziava nel Lazio ove dava vita alla civilt\u00e0 latina nella quale si praticava il culto di <em>Jah-Ano<\/em> ovvero dell\u2019Avo sensitivo, (<em>Jah<\/em> significa percettivo, veloce, sensitivo) divinit\u00e0 che i Sicani in Sicilia avrebbero invece appellato con l\u2019aggettivo <em>Odhr<\/em>, furioso. Nell\u2019isola di Sicilia le condizioni erano tali che i Sicani avrebbero lasciato una impronta\u00a0 destinata ad essere pi\u00f9 profonda che altrove. Giunti nell\u2019isola, constatata la particolare forma triangolare della stessa, forma che richiamava un simbolismo d\u2019ordine religioso a loro familiare,\u00a0 la chiamarono Trinacria, toponimo il cui significato possiamo liberamente tradurre\u00a0 con \u201cle tre forze dell\u2019Avo\u201d in quanto formato dall\u2019unione dei lessemi <em>tri<\/em> con il significato di tre; <em>Ano<\/em>, avo e\u00a0 <em>Kr<\/em> forza , punto di rottura, potenza. I Sicani attribuirono la forma triangolare dell\u2019isola ad un disegno divino in quanto essa, con quella forma simbolica, rappresentava di per s\u00e9 la manifestazione del divino e la volont\u00e0 da parte dell\u2019Avo, che essi l\u2019abitassero. Nel significato del nome Trinacria \u00e8 possibile cogliere un significato ulteriore, grazie al\u00a0 quale gli eredi dell\u2019Avo primordiale accampavano un diritto di ordine ereditario. Pertanto quella terra fu chiamata sicania. Quest\u2019ultimo, per millenni convisse con quello di Trinacria. I Sicani giunti nell&#8217;isola plasmarono il territorio con la loro cultura di provenienza: i nomi dei monti, dei fiumi, delle prime fondazioni di citt\u00e0 rimasero sicani; con i nomi venivano veicolati concetti profondi, il pi\u00f9 delle volte collegati ad una visione del cosmo in cui tutto era connesso. I Sicani ritenevano possibile che si potesse stabilire un passaggio tra il mondo visibile e quello invisibile: i luoghi della terra non erano omogenei, ve ne erano di quelli in cui, grazie alle loro caratteristiche, alle forze promanate, era possibile stabilire un contatto con le potenze che abitavano lo spazio ultraterreno l\u2019<em>Hell. <\/em>\u00a0I monti Peloritani, per fare un esempio tra i tanti, per la loro caratteristica, rappresentavano per i Sicani uno di questi luoghi, lo si deduce dal significato etimologico del nome; infatti l\u2019etimo risulta formato dall\u2019accostamento dei lessemi <em>Bel<\/em>, Signore; <em>or<\/em> ascolto ed <em>eitan<\/em> evocare, pregare, chiamare traducibile liberamente con: il luogo in cui si pu\u00f2 stabilire un contatto con il divino. Ancora al tempo di Cicerone, questi poteva fare riferimento, ad un dio autoctono chiamato <em>Urio<\/em>, il cui santuario si trovava a Siracusa, oggetto di pellegrinaggio. Nell\u2019isola un importante santuario dedicato ad una dea veniva edificato dal sicano <em>Erik<\/em> (Erice) che appellava la divinit\u00e0 quale sua divina madre. Il monte, e poi la citt\u00e0 fondata dal sicano <em>Erik<\/em>, da lui avrebbero preso il nome: Erice. Perfino i romani s\u2019inchinarono al culto ericino ritenendolo il pi\u00f9 antico dedicato ad Afrodite, come sosteneva Cicerone nelle verrine e confermato da T. Livio nella <em>Storia di Roma<\/em>. Quasi contemporaneo di <em>Erik<\/em> o Erice, un grande principe sicano fu il poco indagato Cocalo. La fama, il prestigio e la magnanimit\u00e0 del principe che governava sul territorio agrigentino, solcarono le acque di Sicilia per approdare sulle coste di Creta, al punto da muovere gli appetiti di conquista del re di questa piccola, ma potente isola, Minosse. Ancora nel VI sec. a. C. alcuni principi sicani di Sicilia utilizzavano l&#8217;etnico che tradisce le loro nordiche origini,\u00a0, \u00e8 il caso di Teuto principe di Innessa. Questa citt\u00e0, successivamente rinominata in Etna, come afferma Diodoro siculo e poi in Adrano come emerge dalle nostre ricerche (vedi l\u2019articolo \u201c<a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/nuove-ipotesi\/913-la-terra-dellavo-il-santuario-di-adrano.html\"><em>La terra dell\u2019Avo. Il santuario di Adrano<\/em><\/a>\u201d) si trovava alle falde dell\u2019Etna. Il nome Teuto riconduce a quel popolo scandinavo, i Teutoni, che Pitea, nel IV secolo a. C. incontr\u00f2 nel corso del viaggio intrapreso via mare che dallo stretto di Gibilterra, costeggiando la Spagna e la Gallia, lo condusse fino alle coste della penisola scandinava nel mar del Nord. Anche grazie alla presenza di\u00a0 Senone di Mineo citato da Cicerone nelle verrine per il proprio elevato status sociale, abbiamo modo,\u00a0 attraverso l\u2019etnico che lo contraddistingue, di confermare l\u2019origine nordica del vetusto popolo siciliano. Infatti, appare evidente che il nostro Senone abitante di Mineo, citt\u00e0 che diede i natali al principe Ducezio (in Gallia Cesare menziona una citt\u00e0 che si chiama Ducezia), presso la quale si trovava il santuario dedicato agli d\u00e8i Palici figli dell\u2019Avo Adrano,\u00a0 condivida le origini di quel pi\u00f9 illustre personaggio proveniente dalla trib\u00f9 gallica dei Senoni, ci riferiamo a quel Brenno che pass\u00f2 alle cronache con il soprannome di incendiario, dal verbo tedesco <em>brennen<\/em> incendiare. Ed in fine come far passare sotto silenzio l\u2019antico nome della Spagna, appartenuto, seppur con trascurabile modifica, all\u2019Irlanda? Ossia Iberia? -i Romani, seguendo le consuetudini del luogo, chiamavano l\u2019Irlanda sia Hibernia che Iperborea-. Tutto si collega se, poi, vi si aggiunge quanto riportato dallo storico di Agira Diodoro<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0 il quale, nel libro II,47 della <em>Biblioteca Storica<\/em> accenna al culto dell\u2019Apollo iperboreo greco. Il culto greco trae origine infatti, a nostro parere, dall&#8217;Irlanda, appunto chiamata iperborea. Il rapporto tra l&#8217;Irlanda e la Grecia rimase costante per molto tempo se Diodoro fa cenno ad una ambasceria proveniente dal popolo degli Ari\u00a0 inviata a Delo, citt\u00e0 della Grecia in cui il culto dell&#8217;iperboreo Apollo era tenuto in alto conto.\u00a0Nell\u2019Odissea, nel libro che Omero dedica ai Feaci, popolo che in un nostro articolo abbiamo collocato a Siracusa, si fa riferimento ad una terra chiamata Iperia. \u00c8 ipotizzabile che anche in questa occasione, se teniamo conto della mutazione consonantica\u00a0 espressa dalla legge di Grimm, che avrebbe trasformato la\u00a0 <em>b<\/em> in <em>p<\/em>, il poeta cieco faccia riferimento all\u2019isola iperborea. L\u2019etnico di Celtiberi apposto -anche se in un periodo molto posteriore rispetto a quello dell\u2019epoca sicana &#8211; agli abitatori dell\u2019Hiberia, la Spagna,\u00a0 sarebbe comunque indicativo di un percorso avviato in epoche remote, continuato per millenni e conclusosi in epoca medievale,\u00a0 ancora una volta con la migrazione scandinava dei Goti del V secolo e dei Normanni nell\u2019XI sec.<\/p>\n<p><strong>CARATTERISTICHE SICANE DELL\u2019HIBERIA E CONSANGUINEITA\u2019 CON I CELTI.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo della civilt\u00e0 sicana, in Spagna non rimangono molte tracce; ci\u00f2 rende difficile l\u2019indagine. Tuttavia potremmo tentare una ricostruzione culturale che colleghi la Spagna sicana con i Sicani del Lazio e della Sicilia grazie al metodo della comparazione. Uno degli anelli di congiunzione che collega la Spagna con la cultura europea sicana la si pu\u00f2 rintracciare grazie al nome apposto, con leggere varianti linguistiche determinate dai dialetti locali, ora ad una trib\u00f9 ora ad un ordine sacerdotale, sono questi i Salii. La presenza dei Salii, il cui nome facciamo derivare da una lingua protogermanica (vedasi l\u2019articolo, <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/850-la-lingua-dei-sikani.html\"><em>Jam akaram: la lingua dei Sicani<\/em><\/a>,)\u00a0 e che, secondo il nostro metodo interpretativo ormai noto ai lettori, risulta formato dall\u2019unione dei lessemi <em>sah <\/em>che significa conoscere, vedere nella sua accezione metafisica ed <em>Hell<\/em> indicante lo spazio, un luogo fra cielo e terra ove albergano libere forze d\u2019ordine extrafisico, \u00e8 attestata in Olanda nella regione detta <em>Salland,<\/em> in Inghilterra nella variante di Siluri, trib\u00f9 citata dallo storico Tacito, la quale, secondo lo storico proviene dalla Spagna; nella costa\u00a0 tra la Gallia e la Liguria ove viene citata da Strabone (<em>Geografia<\/em> lib. IV) con il nome di Salui e nell\u2019Italia centrale, nel Lazio. A Roma i Salii rappresentavano un ordine sacerdotale istituito da Numa Pompilio, il secondo re di Roma che asseriva di essere in contatto con la ninfa Egeria sua consigliera. Numa, il mitico re-sacerdote, proveniva da una trib\u00f9 il cui nome sembra mostrare affinit\u00e0 semantiche con quella dei s<em>ah<\/em>&#8211;<em>hell<\/em> cio\u00e8 dei Salii, ci riferiamo a quella dei Sabini, nome che liberamente interpretato significa coloro che traggono da dentro (l\u2019ispirazione ?) la conoscenza. Infatti il nome Sabini risulta composto dall\u2019unione dei lessemi <em>sah<\/em> vedere, nell\u2019accezione di conoscere, <em>ab<\/em> trarre, porre fuori e <em>inna<\/em> dentro, interiore. Sulle origini nord europee di Roma e il rito druidico svolto in occasione della sua fondazione dal re-sacerdote Romolo, abbiamo gi\u00e0 detto sufficientemente nell\u2019articolo\u00a0 dal titolo <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/nuove-ipotesi\/880-larte-regia-di-ramnesromolo.html\"><em>l\u2019arte regia di Ramnes\\Romolo e la fondazione di Roma<\/em><\/a>,\u00a0 per\u00a0 ritornarvi in questa sede. Al contrario di quanto dedotto da Tacito nel suo trattato dedicato al suocero Agrippa, a proposito del passaggio dei Salii dalla Spagna in Inghilterra, a noi sembra pi\u00f9 verosimile l\u2019inverso, cio\u00e8 che dall\u2019Inghilterra, se non dalla Scozia ove era fortemente radicata la tradizione druidica, i Salii fossero passati sul continente per dirigersi a sud, in occidente e in oriente<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sembra qui fuori luogo approfondire il ruolo che fu affidato a questa potente casta sacerdotale nella citt\u00e0 destinata a governare il mondo allora conosciuto. I Salii romani erano in numero di dodici ed avevano il compito di custodire l\u2019Ancile, lo scudo caduto dal cielo. All\u2019Ancile era collegato, secondo un antico oracolo, il destino dell\u2019Urbe. Pertanto Numa ne fece realizzare altri undici identici all\u2019originale al fine di confondere chi avesse voluto minare, distruggendo l\u2019Ancile, il compito a cui l\u2019Urbe era destinata dal Fato. Infatti era opinione comune, riportata da Plinio il vecchio, che la citt\u00e0 fosse sorta per volont\u00e0 degli d\u00e8i onde mettere ordine, suo tramite, nel mondo. Il custode dell\u2019Ancile era denominato Flamine Diale; il lessema <em>Dell<\/em> da cui deriva Diale, in lingua germanica significa appunto celare, nascondere. Il Flamine Diale aveva dunque il compito di tener celato il vero Ancilia. I sacerdoti Salii avevano il compito altres\u00ec di chiudere ed aprire la porta del tempio di Jahno (Giano bifronte) a seconda che si era in guerra o in pace. Che l\u2019ordine sacerdotale dei Salii potesse essere stato istituito da Numa, come \u00e8 riportato da T. Livio, \u00e8 possibile, ma bisogna tener conto che i riti da essi espletati esistevano nel Lazio ancor prima della fondazione di Roma. Ne \u00e8 testimone l\u2019antiquario Virgilio il quale, nel suo poema l\u2019Eneide, in cui si nasconde fra le righe del\u00a0 racconto una lettura\u00a0diversa da quella palesemente comunicata\u00a0 (vedi il nostro saggio, <em><a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/gratis-i-libri-di-f-branchina\/908-dalla-scania-alla-sicania.html\">Dalla Scania alla S(i)cania<\/a>, <\/em>gratuitamente fruibile), precisa che l\u2019apertura della porta del tempio di Jano era prerogativa del re Latino. In lingua germanica porta si dice Tor \u00e8 Tor era un dio germanico equiparabile al dio latino Marte. Marte, secondo la tradizione romana, era il dio della guerra, padre di Romolo e colui che aveva lasciato cadere dal cielo l\u2019Ancilia, cio\u00e8 lo scudo. L\u2019atto del dio corrispondeva dunque ad una iniziazione guerriera, alla quale l\u2019intero popolo romano era stato sottoposto. Ora, si d\u00e0 il caso che il rito della chiusura e apertura della porta era condiviso dai Sicani del Lazio con quelli della Sicilia. Gli storici che fanno menzione del rito siciliano dell\u2019apertura e chiusura delle porte del tempio del dio Adrano, sono Plutarco, inconsapevolmente, nella <em>vita di Timoleonte<\/em> e Diodoro indirettamente, affermando che furono proprio i Romani, tra il 213 e il 211 a. C., probabilmente avendo intuito l\u2019affinit\u00e0 tra il dio Adrano a Jahno, a chiudere forzosamente la porta del tempio del dio sicano,\u00a0 affinch\u00e9 non potesse nuocere col suo \u201cfurore\u201d (<em>odhr<\/em>) alle legioni, erigendovi un muro tutto attorno.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1056\" aria-describedby=\"caption-attachment-1056\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/sillabici-iberici-400ac.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1056\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/sillabici-iberici-400ac-300x129.jpeg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"108\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/sillabici-iberici-400ac-300x129.jpeg 300w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/sillabici-iberici-400ac-768x331.jpeg 768w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/sillabici-iberici-400ac-1024x442.jpeg 1024w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/sillabici-iberici-400ac.jpeg 1593w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1056\" class=\"wp-caption-text\">sillabici iberici 400 a.C.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerchiamo ora di rintracciare le tradizioni mitiche degli Spagnoli partendo da quanto viene riferito da Strabone nel suo trattato di geografia. Il geografo, preoccupato soltanto dell\u2019aspetto geografico del territorio spagnolo, citando lo storico Eforo dimostra di non avere affatto la curiosit\u00e0 di un Plutarco affetto da una inestinguibile sete di conoscenza o un Tucidide che non tralasciava, pur non trascurando la sua missione di storico, di comprendere le origini del popolo siciliano. Pertanto egli non comprende il significato religioso e rituale di cui adesso diremo basandoci sulle sue stesse descrizioni e dichiarazioni. Strabone nel lib.III,2,11 della <em>Geografia,<\/em> afferma che Polibio, lo storico al seguito degli Scipioni che scrisse una storia di Roma, riconoscesse agli Iberi una consanguineit\u00e0 con i Celti. A\u00a0 questa esplicita affermazione, possiamo aggiungere quanto il geografo sostiene nello stesso trattato di geografia nel libro III, 1,4 e cio\u00e8 che lo storico Eforo si sarebbe sbagliato nell\u2019affermare che nello stretto di Gibilterra vi fosse\u00a0 un tempio o altare dedicato ad Ercole in quanto Strabone afferma che in quel luogo era constatabile soltanto la presenza di pietre disposte a tre o quattro in pi\u00f9 punti. \u00c8 evidente che Strabone parlando distrattamente di pietre si stesse riferendo a quei dolmen e megaliti che numerosi ritroviamo in Europa, senza che egli ne comprendesse il significato sacro che questi templi rivestivano per le popolazioni nord europee, e che quindi la consanguineit\u00e0 affermata da Polibio tra Celti e Iberi, nulla suggerisse al disattento geografo. La superficialit\u00e0 del geografo risulta ancor pi\u00f9 stupefacente subito dopo, quando egli afferma che presso quelle pietre il popolo era d\u2019uso farvi delle libagioni e che era proibito\u00a0 andarvi di notte, poich\u00e9 proprio a quell\u2019ora, il luogo sarebbe stato occupato dagli d\u00e8i: \u201c Chi lo vuole visitare\u201d afferma il geografo, \u201cdeve pernottare nel villaggio pi\u00f9 vicino e recarvisi di giorno portandosi l\u2019acqua che in quel luogo scarseggia\u201d. \u00c8 evidente che Strabone stia descrivendo una pratica rituale familiare agli Iberici ,ma che egli ignora. Infatti, nei riti celtici, l\u2019acqua assume un ruolo rituale fondamentale, come si deduce dalla presenza di numerose vasche in Gallia, vasche che erano costruite dai\u00a0 Druidi e tra le quali figura quella di Bibrachte che \u00e8 soltanto la pi\u00f9 conosciuta. Continuando ancora con le preziose informazioni sui tramonti, le albe e i movimenti del sole, dai tratti particolari, che si manifestano in quel luogo, su cui Strabone si sofferma e di cui\u00a0 egli ignora il palese significato simbolico, appare evidente che nel luogo indicato dal geografo, nei pressi delle colonne d\u2019Ercole, vi si svolgesse il rito dei solstizi e degli equinozi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1057\" aria-describedby=\"caption-attachment-1057\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/alfabeto-runico.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1057\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/alfabeto-runico-300x225.jpeg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/alfabeto-runico-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/alfabeto-runico-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/alfabeto-runico-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/alfabeto-runico.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1057\" class=\"wp-caption-text\">alfabeto runico<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, i dolmen che per Strabone sarebbero inutili pietre, mettono in relazione, a nostro avviso, la Spagna con la cultura celtica e la stessa vicina Sicilia. Infatti, l\u2019isola \u00e8 cosparsa di dolmen e rocce forate la cui presenza era funzionale al rito legato ai solstizi e agli equinozi, come abbiamo spiegato in altre occasioni. Nella regione dei Gaditiani, nella citt\u00e0 di Asta, la pi\u00f9 importante della regione secondo le affermazioni di Strabone, veniva praticata una consuetudine a noi familiare, in quanto descritta da Cesare per ci\u00f2 che concerne il popolo dei Carnuti della Gallia ed in uso a Upsala in Svezia presso la prateria di More, una assemblea popolare. Continuando ad elencare le affinit\u00e0 culturali tra Celti ed Iberi che Strabone mette inconsapevolmente a nostra disposizione, a noi non sfugge il suo riferimento a Polibio il quale, a proposito del fiume <em>Anas<\/em>, afferma che esso nasce dalla Regione dei Celtiberi e che il nome apposto al fiume sia addebita ile ai Celtiberi che parlavano una lingua germanica, il celtico. Il lettore si ricorder\u00e0 che <em>Ano<\/em> significa nella lingua germanica avo, antenato, pertanto <em>Anas<\/em> dovrebbe corrispondere al sostantivo\u00a0 femminile \u2013Presso i Persiani la divinit\u00e0 fluviale si chiamava <em>Anaita<\/em>; I Greci chiamavano la regina <em>Anassa<\/em> mentre gli Ittiti la appellavano <em>tawananna<\/em> alludendo alla regina madre; il primo re ittita si chiamava invece, <em>Anittas <\/em>ovvero colui che evoca, o \u00e8 egli stesso, la voce dell&#8217;Avo, da <em>An-iti-Hass-<\/em>. Secondo le asserzioni di Strabone, Il popolo che viveva presso il fiume <em>Anas<\/em>, dunque i Celtiberi, era il pi\u00f9 colto e, conservava, a detta del geografo, documenti scritti della propria storia antica di sei mila anni. Ora, parlando della scrittura degli Iberi, non pu\u00f2 passare inosservata la similitudine dei caratteri di questa, nelle epigrafi rinvenute e fatte risalire dagli studiosi al 400 a.C., con i caratteri utilizzati nella scrittura barriforme celtica definita runica.<\/p>\n<p><em>Ad majora.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Ur-ANO;\u00a0 Jah-ANO; mn-ANO; ANO; odhr-ANO sono i differenti modi con cui l\u2019Avo comune, l\u2019Ano, veniva appellato rispettivamente da Greci, Latini, Germani, Sumeri e Sicani di Sicilia significando rispettivamente: l\u2019Avo primordiale; l\u2019Avo intuitivo; l\u2019avo mentale o il potere della mente dell\u2019Avo; l\u2019Avo; l\u2019Avo furioso o divino. Lo stesso termine Sicano o sich Ano significa l\u2019avo in s\u00e9, cio\u00e8 il pronome personale sich, s\u00e9, s\u00e9 stesso, indica il concetto di consustanzialit\u00e0 tra l\u2019Avo, l\u2019Ano e l\u2019erede cio\u00e8 il Sicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[2]<\/sup><\/a>( \u2026) Ecateo e alcuni altri affermano che nelle regioni poste al di l\u00e0 del paese dei Celti c\u2019\u00e8 un\u2019isola non pi\u00f9 piccola della Sicilia; essa si troverebbe sotto le Orse e sarebbe abitata dagli Iperborei, cos\u00ec detti perch\u00e9\u201a si trovano al di l\u00e0 del vento di Borea. Quest\u2019isola sarebbe fertile e produrrebbe ogni tipo di frutto; inoltre avrebbe un clima eccezionalmente temperato, cosicch\u00e9\u201a produrrebbe due raccolti all\u2019anno. Raccontano che in essa sia nata Leto: e per questo Apollo vi sarebbe onorato pi\u00f9 degli altri dei; i suoi abitanti sarebbero anzi un po\u2019 come dei sacerdoti di Apollo, poich\u00e9\u201a a questo dio si inneggia da parte loro ogni giorno con canti continui e gli si tributano onori eccezionali. Sull\u2019isola ci sarebbe poi uno splendido recinto di Apollo, e un grande tempio adorno di molte offerte, di forma sferica. Inoltre, ci sarebbe anche una citt\u00e0 sacra a questo dio, e dei suoi abitanti la maggior parte sarebbe costituita da suonatori di cetra. \u2013 Diodoro siculo <em>Biblioteca storica<\/em> II,4.<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Tacito, come si evince nella <em>vita di Agricola<\/em>, crede che la trib\u00f9 dei Siluri in Britannia, potesse essere arrivata dalla Spagna a motivo delle simili caratteristiche somatiche. Non \u00e8 da escludere, piuttosto, che l\u2019antichissima migrazione dei Salii o Siluri, partita dalla Scozia o comunque dal nord, giunta in Spagna, avesse mantenuto con la madre patria dei rapporti filiali, un cordone ombelicale che non si era mai del tutto reciso e che dunque, nel corso dei secoli, se non millenni, i matrimoni misti avvenuti tra cittadini della madrepatria Britannia e la colonia spagnola, avesse portato ad un rimescolamento del corredo genetico. Testimonianza dell\u2019abitudine di mantenere rapporti solidi tra la patria e le colonie \u00e8 testimoniata da Diodoro siculo nel libro II,42 in cui cita il gemellaggio tra la citt\u00e0 greca di Delo e gli Iperborei a motivo dell\u2019antenato comune Apollo. Un caso italiano simile era il gemellaggio intercorso tra la sicana cittadina siciliana di Centuripe e la cittadina sicana del Lazio Lanuvio (Vedi <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/nuove-ipotesi\/894-centuripe-lantica-stirpe.html\">Centuripe, l&#8217;antica stirpe<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I primi abitatori dopo di loro sembra siano stati i Sicani, a loro dire anteriormente ai Lestrigoni e ai Ciclopi per il fatto che erano autoctoni, mentre secondo verit\u00e0 erano Iberi scacciati dai Liguri dal fiume Sicano nell\u2019Iberia. 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