{"id":1080,"date":"2019-06-26T12:28:44","date_gmt":"2019-06-26T12:28:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1080"},"modified":"2019-06-27T06:08:52","modified_gmt":"2019-06-27T06:08:52","slug":"adranodoro-ovvero-la-breve-influenza-adranita-nella-politica-siracusana-dal-iv-al-iii-sec-a-c","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1080","title":{"rendered":"Adranodoro, ovvero la breve influenza adranita nella politica siracusana dal IV al III sec. a.C."},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>In Sicilia la morte di Gerone <\/em><br \/>\n<em>aveva mutato la situazione<\/em><br \/>\n<em>per i Romani; il regno di lui, infatti, era<\/em><br \/>\n<em>passato a Geronimo suo<\/em><br \/>\n<em>nipote adolescente (&#8230;) successivamente Adranodoro (&#8230;) concentr\u00f2 il potere di tutti soltanto nelle sue mani\u201d.<\/em><br \/>\nT. Livio, <em>Ab Urbe Condita<\/em>, XXIV, 4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta, siamo certi, Stupir\u00e0 i lettori il titolo di questo articolo. Vi esortiamo, tuttavia, a seguire la nostra indagine fino alla fine, se non altro per l&#8217;autorevolezza che ne deriva dal filosofo tedesco, Nietzsche, il quale affermando che anche un pazzo dice talvolta la verit\u00e0, invitava il ricercatore ad aprire la mente ad ogni possibilit\u00e0. Se poi, riflettendo sulle affermazioni dello storico Dionigi di Alicarnasso il quale sosteneva che non era opportuno raccontare ci\u00f2 che non ritornava a vantaggio del prestigio dei Greci, si traessero le conclusioni che la verit\u00e0 non sempre viene servita in un piatto d&#8217;argento, ma va con fatica ricercata tra le pieghe della storia canonizzata, non si cadrebbe in errore. Se il greco Diodoro di Agira, ignorando o evitando di apprezzare il ruolo che ebbero grandi personalit\u00e0 non greche, quali furono Adranodoro, Soside e chiss\u00e0 quanti altri Siculi, nel determinare il destino della storia isolana, fosse da aggiungere a quegli storici rancorosi, accusati da Platone nel <a href=\"http:\/\/www.miti3000.it\/mito\/biblio\/platone\/minosse.htm\"><em>Minosse<\/em><\/a> di raccontare i fatti non secondo verit\u00e0, ma secondo utilit\u00e0, non lo sapremo mai con certezza. Auspichiamo, dunque, che ognuno di noi sappia trovare da s\u00e9 gli strumenti che le scienze e la storia mettono a disposizione, affinch\u00e9 riesca a fare chiarezza\u00a0 tra il crepuscolo dei millenni trascorsi.<\/p>\n<p><strong>Adranodoro: breve affermazione dei siculi a Siracusa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adranodoro era il genero del tiranno siracusano Gerone II che meritoriamente si era guadagnato il titolo di re in corso d&#8217;opera. Gerone mor\u00ec nel 215 a.C., dopo cinquant&#8217;anni di buon governo grazie al quale era riuscito ad assicurare una grande prosperit\u00e0 sia alla citt\u00e0 di Siracusa che\u00a0 a quelle, pochissime dopo il concordato fatto con i Romani nel 263 a.C., a lui sottoposte. La citt\u00e0 di Adrano era fra quelle sottoposte all&#8217;influenza politico militare di Siracusa. L&#8217;influenza greca esercitata nei confronti della citt\u00e0 sacra di Adrano, come la definisce Plutarco nella Vita di Timoleonte, era iniziata gi\u00e0 nel 477 a.C. con la politica espansionistica di Gerone I, tiranno di Catania da lui rinominata in Etna, e della quale si dichiar\u00f2 fondatore. In quella stessa occasione il tiranno si era accontentato di porre una guarnigione siracusana anche sull&#8217;acropoli di Etna, prima che questo nome passasse a Catania, e di cambiarle il nome facendole assumere quello primitivo di Innessa (vedi l&#8217;articolo <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/nuove-ipotesi\/913-la-terra-dellavo-il-santuario-di-adrano.html\"><em>Adrano<\/em> il<em> santuario dell&#8217;Avo<\/em><\/a>). Il massimo dell&#8217;ingerenza politica e militare siracusana esercitata nei confronti di\u00a0\u00a0 Innessa\/Etna, lo si raggiunse nel corso del IV sec. a.C. grazie alla temerariet\u00e0 del tiranno Dionigi il vecchio il quale, emulando il suo predecessore Gerone I, cambia il nome alla citt\u00e0\u00a0\u00a0 che soltanto pochi anni prima, durante la riconquista di Ducezio, con la liberazione dal giogo siracusano ottenuta attraverso l&#8217;espulsione di Trasibulo, successore e fratello di Gerone I, aveva ripreso il nome di Etna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dionigi chiese e ottenne, secondo la ricostruzione da noi effettuata confrontando le diverse fonti storiche, dal senato di Etna, quale oggetto del compromesso stipulato tra le parti, al fine di togliere il pressante assedio posto alla citt\u00e0 (400 a.C.) , che Etna ospitasse la solita guarnigione siracusana a controllo dell&#8217;acropoli e, inoltre, che\u00a0 accettasse di essere rinominata col nome di Adrano. Questa seconda proposta, per nulla gravosa, anzi, evocativa di forze ultrafisiche, ritorn\u00f2 ben accetta alla potente casta sacerdotale degli Adraniti. La citt\u00e0 sacra di Adrano, essendo la sede del culto nazionale tributato all&#8217;Avo primordiale Adrano e custode del tesoro di alcune citt\u00e0 sicule, era probabilmente protetta da una anfizionia. Tra le citt\u00e0 che aderivano all&#8217;anfizionia non potevano mancare, a nostro avviso, le citt\u00e0 sicule di Palik\u00e9 e di Erbita, citt\u00e0 che, secondo le nostre ricerche convergenti nelle tesi pi\u00f9 volte esposte, erano guidate da principi sacerdoti: da Ducezio la prima; da Arconide la seconda come \u00e8 riportato da Diodoro di Agira. Le due citt\u00e0 sopra nominate, assieme a quella di Adrano formavano verosimilmente una triade a protezione del culto, delle tradizioni ataviche e, dunque, erano organizzate militarmente. La loro alleanza era cementata sulla base del culto atavico in esse celebrato, culto che riproduceva in terra il metafisico concetto di famiglia, riflesso di quella divina: nella citt\u00e0 di Adrano si onorava L&#8217;avo della stirpe sicana; a Paliche\u2019 i figli del dio Adrano, i Palici e ad Erbita la dea madre Hibla o Etna (?). A diletto del lettore apriamo una breve parentesi: riteniamo probabile che il culto tributato alla dea Hibla, prima che fosse trasferito a Erbita, come presupponiamo, avesse la sua originaria collocazione a Siracusa, successivamente soppiantato da quello della divinit\u00e0 greca Artemide. Si comprenderebbe, se cos\u00ec fosse stato, la presenza a Siracusa di un re il cui nome \u00e8 strettamente collegato alla dea Hibla, Iblone (re sacerdote della dea Hibla? ). Ma della ricostruzione storica e della fondazione di Siracusa ci siamo occupati nell&#8217;articolo <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/854-i-feaci.html\"><em>i Feaci e la fondazione di Sicher &#8211; usa<\/em><\/a>. Pertanto, rinviando al suddetto articolo coloro che volessero approfondire l&#8217;argomento, noi ritorniamo ad occuparci dei prodromi che portarono i Siculi di Sicilia e i cittadini di Adrano in particolare, ad influenzare la politica siracusana dopo i fatti svoltisi nel IV sec. a.C.<\/p>\n<p class=\"normal\"><strong>Timoleonte: la battaglia di Adrano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 344 a.C., Dionigi il giovane, che con la morte del padre aveva ereditato il potentissimo regno di Siracusa, imbevuto di filosofia, non avvezzo a praticare ingiustizie nei confronti del prossimo (<a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/866-dionigi-il-giovane-un-tiranno-filosofo.html\"><em>Dionigi: un tiranno<\/em> <em>filosofo<\/em><\/a>. ) cedette, nonostante si trovasse in condizioni militari pi\u00f9 avvantaggiate rispetto ai suoi avversari: da un lato Iceta tiranno di Lentini che ambiva a governare pure Siracusa; dall&#8217;altro Timoleonte e le citt\u00e0 alleate delle quali Adrano faceva parte, il proprio regno al condottiero greco per ritirarsi in esilio in Grecia dove sognava di vivere da filosofo tra filosofi. Dunque, Dionigi, avendo deliberatamente scelto\u00a0 l&#8217;esilio, e nel frattempo essendo stato sconfitto da Timoleonte il tiranno Iceta nella celeberrima battaglia di Adrano dove si consum\u00f2 il prodigio del dio eponimo, egregiamente raccontato da Plutarco (op. cit.), a Siracusa viene eletta la democrazia. Ci sembra verosimile la deduzione secondo la quale le citt\u00e0 che avevano preso parte alla liberazione di Siracusa: Taormina, Tindari ed Adrano, inserissero nei nuovi quadri politici della <em>Polis<\/em> e nel senato siracusano, a garanzia della tenuta democratica della citt\u00e0, citt\u00e0 che era ormai divenuta incubatrice del temuto morbo della tirannide, dei propri senatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nel formulare la ricostruzione sopra descritta siamo nel giusto, appare plausibile la presenza, citata dallo storico latino T. Livio,\u00a0 a Siracusa nel 215 a.C., di Adranodoro avente l\u2019incarico di tutore dell&#8217;adolescente Geronimo, nipote del defunto re. Il nome Adranodoro significa donato da Adrano (dal greco \u1f08\u03b4\u03c1\u03b1\u03bd\u1f79\u03c2 = [dio] Adrano e \u03b4\u1ff6\u03c1\u03bf\u03bd= dono). Costui era il genero di Gerone II e di lui, purtroppo, nel racconto liviano non emerge il ruolo politico o sociale che potesse occupare a Siracusa durante il regno del suocero. Dai fatti\u00a0 narrati dallo storico latino, emerge per\u00f2, che Adranodoro era, per dignit\u00e0, secondo soltanto al re. Il lettore concorder\u00e0 con noi se ipotizziamo che, grazie al campo semantico abbracciato dal nome, colui che ne era portatore non poteva non affondare le radici del proprio lignaggio in nessun altro luogo se non\u00a0 nella citt\u00e0 del dio Adrano. Un greco, infatti, ancor pi\u00f9 se appartenente alla casa regnante, non avrebbe potuto avere un nome barbarico quale era palesemente quello di Adranodoro. Affidandoci all&#8217;intuito, formuleremo l\u2019ipotesi, a motivo del nome dell&#8217;illustre personaggio, che ad Adranodoro fosse stata affidata la carica di pontefice massimo della divinit\u00e0 sicula che si trovava a Siracusa e che ancora al tempo di Cicerone (<em>Processo a Verre<\/em>, IV, 128) veniva onorata con l&#8217;appellativo di <em>Urio<\/em> (l&#8217;antico, dal germanico <em>ur)<\/em>. Soffermandosi sulla descrizione ciceroniana del culto riservato ad <em>Urio<\/em>, se davvero Adranodoro ne era il pontefice, non stupir\u00e0 se la <em>dignitas<\/em> dell&#8217;amato da Adrano fosse seconda soltanto a quella del re. Ci si ricorder\u00e0, infatti, che Timoleonte, appena 140 anni prima la presenza di Adranodoro a Siracusa, trasferendosi da Adrano a Siracusa, aveva edificato in quest&#8217;ultima un tempio al dio sicano che lo aveva salvato dalla lama dei sicari nel tempio adranita, durante il sacrificio in onore del dio. Ma la presenza di Adranodoro nella reggia del re Gerone II, testimonia ancora altro: elementi aristocratici autoctoni o comunque non Greci &#8211; Adranodoro era, verosimilmente, uno dei numerosi principi sacerdoti Siculi al pari dei suoi predecessori quali erano Ducezio e Arconide, per citare soltanto i pi\u00f9 famosi &#8211; erano riusciti ad inserirsi nei gangli del potere e avevano condiviso con gli elementi greci le politiche della <em>Polis<\/em> pi\u00f9 potente dell&#8217;isola. Infatti, come lascia intendere T. Livio, Adranodoro alla morte del novantenne re, Insignito della carica di tutore dell&#8217;adolescente tiranno, sar\u00e0 di fatto colui\u00a0 che governer\u00e0 la potente citt\u00e0 greca in luogo del quindicenne Geronimo, nipote di Gerone II. A questo punto della tesi elaborata sembra ovvia la deduzione secondo la quale se Adranodoro pot\u00e9 aspirare al ruolo di tiranno dopo il breve regno di Geronimo, vittima di una congiura, ci\u00f2 dovette essere stato possibile soltanto grazie ad un vasto consenso ottenuto tra i ranghi degli aristocratici siracusani. Tant&#8217;\u00e8 che il nostro, dopo l&#8217;assassinio del giovane tiranno, nei giorni immediatamente successivi, viene democraticamente eletto dal consiglio cittadino, tra i primi, pretore. Del resto, appare ovvio che dopo il colpo di stato perpetrato dal profugo di Corinto Archia, ai danni del pio principe siculo Iblone che lo aveva accolto da ospite quattro secoli prima I fatti qui narrati, nel 734 a.C., come abbiamo ricostruito e descritto nell&#8217;articolo sopra citato, la componente sicula pre-greca, quella successivamente appellata dei <em>gamoroi<\/em> e dei <em>killiroi<\/em> ( I<a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-avo-sicano\/845-i-cilliri-del-simeto.html\"><em> Cilliri del Simeto<\/em><\/a>) non fosse scomparsa nel nulla, ma fosse rimasta a fare da opposizione politica a Siracusa. I Siculi che continuarono ad abitare a Siracusa, relegati al ruolo di oppositori politici, che da sempre e in ogni modo, avevano osteggiato la tirannide al punto da riuscire a porre sotto assedio nel 405 a.C., nella sua stessa reggia, Dionigi, che in quel frangente preso da sgomento, si sarebbe perfino suicidato se il suo amico Filisto, poi diventato storico di corte, non lo avesse convinto a desistere, non abbandonarono mai la lotta per il ripristino della democrazia. Emerge dal racconto di Diodoro che, quando i Siculi di Siracusa cadevano in disgrazia militarmente o\/e politicamente, essi trovavano sempre riparo nella citt\u00e0 di Etna, pronta ad accoglierli, motivo per cui, non solo il legame tra la citt\u00e0 di Etna e Siracusa era fortemente saldo, ma Etna (l&#8217;antica Innessa e la futura Adrano) aveva rappresentato una spina nel fianco per tutti i tiranni siracusani. Teodoto e Soside, nel racconto liviano appaiono, in quel lontano 215 a.C., quali congiurati del tirannicidio e portatori della democrazia a Siracusa. Ma, ahim\u00e8, la stirpe dei tiranni \u00e8 dura a morire e a Damareta, figlia del re Gerone II e moglie di Adranodoro, mal si addiceva un ruolo che non fosse quello di regina. Mal consigliando il marito, l&#8217;aspirante regina lo indusse a indossare gli ancora insanguinati panni del nipote tiranno. \u201cAdranodoro non disprezz\u00f2 nel loro insieme i consigli della moglie\u201d afferma Livio nel lib. XXIV, 22. Ma ci\u00f2 gli fu fatale. Assassinato anche Adranodoro e con lui tutti i componenti della casa regnante, abbiamo buoni motivi per credere che\u00a0 Soside sia stato di etnia sicula e facente parte della stirpe di quell&#8217;altro Soside che nel 405 a.C. era tra coloro che assediavano Dionigi I nella sua reggia, e che, abbandonati dalla fortuna furono costretti a riparare in Asia e combattere come mercenari per Ciro (Senofonte, <em><a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/senofonte-biblioteca-134\/734-anabasi-l-1.html\">Anabasi<\/a>)<\/em>. Soside, il contemporaneo di Adranodoro, scelse di aprire le porte della citt\u00e0 di Siracusa ai romani (T. Livio <em>ab Urbe Condita<\/em> lib. XXVI) piuttosto che riconsegnare la <em>Polis<\/em> alla tirannide greca. Soside era certamente uno degli eredi di quegli aristocratici <em>gamoroi<\/em>, antichi oppositori di Archia mai rassegnati alla tirannide, a cui riusc\u00ec con la politica ci\u00f2 che al suo antenato non era riuscito con la forza. Infatti, Livio sostiene nel libro XXV, 24, che dei Siracusani (Siculi?) militavano tra le file dei Romani e Soside precedeva Marcello trionfante, durante la celebrazione del trionfo a Roma.<\/p>\n<p class=\"normal\"><strong>Adrano: una breve egemonia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che giovani rampolli Adraniti si fossero inseriti nell&#8217;alta societ\u00e0 siracusana non deve stupire considerato il prestigio che la citt\u00e0 ebbe durante l&#8217;arco di molti secoli, se non millenni. Adrano, grazie alla presenza del santuario dedicato all&#8217;Avo, era oggetto di pellegrinaggio (Plutarco op. cit.), fonte di grandi ricchezze che indussero il temerario Falaride di Agrigento, come affermato da Polieno\u00a0 negli <em>stratagemmi, <\/em>a tentare una sortita nel tempio per impossessarsi dei forzieri. Il periodo Timoleonteo, in virt\u00f9 della partecipazione importante, per non dire decisiva, di cittadini adraniti nella lotta di liberazione dell&#8217;isola dalle tirannidi, rappresent\u00f2 una crescita economica che non ebbe pari nella storia della citt\u00e0 sacra di Adrano. Tale crescita viene ben messa in evidenza dai ponderosi studi condotti dal dottor Sebastiano Barresi. Lo studioso si \u00e8 occupato della produzione adranita di ceramica figurata siceliota. L&#8217;accademico avrebbe persino individuato una scuola di ceramisti Adraniti. Il mercato di questa ceramica, oltre che coprire quello della Sicilia orientale, si estendeva, secondo la tesi dello studioso, fin nelle isole Eolie (S. Barresi, <em>Tra Etna e Simeto<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorremmo concludere questa breve ricerca con l&#8217;auspicio espresso dallo stesso Barresi: \u201cAdrano, con il suo territorio, la sua storia ed il suo museo, nonostante le difficolt\u00e0 poste alla ricerca dalla odierna realt\u00e0 urbanistica e sociale del paese, per la sua ricca e complessa documentazione pu\u00f2 rappresentare un campo di studio privilegiato in cui sperimentare metodi di analisi d&#8217;insieme e forme di indagine integrate\u201d.<\/p>\n<p>Ad majora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIn Sicilia la morte di Gerone aveva mutato la situazione per i Romani; il regno di lui, infatti, era passato a Geronimo suo nipote adolescente (&#8230;) successivamente Adranodoro (&#8230;) concentr\u00f2 il potere di tutti soltanto nelle sue mani\u201d. T. 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