{"id":1192,"date":"2020-01-03T08:40:38","date_gmt":"2020-01-03T08:40:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1192"},"modified":"2020-01-03T08:48:23","modified_gmt":"2020-01-03T08:48:23","slug":"i-cavalieri-del-santo-sepolcro-ad-adrano-chiesa-di-s-elia-profeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1192","title":{"rendered":"I cavalieri del Santo Sepolcro ad Adrano (?).  Chiesa di S. Elia Profeta."},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cEgo Adelitia neptis Regis domini<\/em><br \/>\n<em>Rogerii et figlia comitis Rodulphi Machabei<\/em><br \/>\n<em>de Monte Caveoso dono (&#8230;) ecclesiam<\/em><br \/>\n<em>in honorem Beati Helie Prophete extra Adernionem (&#8230;) pro anima in liti<\/em><br \/>\n<em>comitis Rogerii Avi Mei<\/em> (&#8230;)\u201d.<\/p>\n<p>Anno Incarnazionis Dominice 1136<\/p>\n<figure id=\"attachment_1194\" aria-describedby=\"caption-attachment-1194\" style=\"width: 188px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Adrano-Torre-di-guardia-del-sec.-XVII-insistente-sul-campanile-della-chiesa-normanna-di-S.-Elia-Profeta.-foto-S.-Ronsisvalle..jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1194\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Adrano-Torre-di-guardia-del-sec.-XVII-insistente-sul-campanile-della-chiesa-normanna-di-S.-Elia-Profeta.-foto-S.-Ronsisvalle.-225x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Adrano-Torre-di-guardia-del-sec.-XVII-insistente-sul-campanile-della-chiesa-normanna-di-S.-Elia-Profeta.-foto-S.-Ronsisvalle.-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Adrano-Torre-di-guardia-del-sec.-XVII-insistente-sul-campanile-della-chiesa-normanna-di-S.-Elia-Profeta.-foto-S.-Ronsisvalle.-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Adrano-Torre-di-guardia-del-sec.-XVII-insistente-sul-campanile-della-chiesa-normanna-di-S.-Elia-Profeta.-foto-S.-Ronsisvalle..jpeg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1194\" class=\"wp-caption-text\">Foto S. Ronsisvalle.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo ai motivi che portarono alla nascita degli ordini monastico cavallereschi, alla loro veloce ascesa e repentina scomparsa, poco diremo in questo articolo, essendo stato l\u2019argomento ampiamente trattato da autorevoli studiosi, fino ad abusarne talvolta. A noi interessa, da cittadini Adraniti, indagare se vi siano state connessioni tra la vetusta sede dell\u2019avo primordiale Adrano e i monaci guerrieri d\u2019oltremare, se fra i nostri antenati qualcuno abbia aderito ai loro programmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PERCH\u00c9 ADRANO.<\/strong><br \/>\nPoich\u00e9 difficilmente potremo nascondere, fra le righe che seguono, il patrio ardore che ha mosso la nostra ricerca, lo esporremo chiaramente, invitando tuttavia il lettore a continuare la lettura, in quanto, a motivo dell\u2019inevitabile intersecazione tra le vite vissute, degli ideali comuni che uomini affini perseguono, partendo da un microcosmo \u00e8 possibile accedere alla comprensione del macrocosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ADRANO.<\/strong><br \/>\nLa citt\u00e0 dedicata all\u2019Avo primordiale, ha sempre assunto, nella storia isolana, l\u2019inevitabile ruolo di crocevia in cui si sono intersecati I destini dei leader che percorsero la Sicilia: Ducezio, Timoleonte, Dionigi di Siracusa e Adelicia contessa di Adern\u00f2 (nome, quest\u2019ultimo, di Adrano, mantenuto dal periodo arabo normanno fino al 1929). Costoro raccolsero il loro mandato, spesso militare, sempre religioso, in questa citt\u00e0 che ancora ospita, sebbene nascosto agli occhi umani, il tempio della divinit\u00e0 eponima venerata in tutta la Sicilia fin dal tempo della preistoria (Diodoro, Biblioteca Historica; Plutarco, Vita di Timoleonte). Dando per certo che il lettore sia a conoscenza delle modalit\u00e0 con cui si sceglieva un luogo per edificarvi un tempio o fondare una citt\u00e0, non ci dilungheremo oltre sull\u2019argomento. Ma riteniamo possibile che Adelicia, contessa di Adern\u00f2, traesse la sua ispirata generosit\u00e0 dalla avita dimora, il castello edificato da suo nonno e attiguo alla Chiesa Madre, edificio quest\u2019ultimo, in cui noi sospettiamo che si celi il primordiale tempio di Adrano, sospetto suffragato da una numerosa presenza di indizi, oltre che dalla tradizione orale secondo la quale, le dodici colonne che sostengono la navata principale della chiesa, facevano parte dell\u2019antico tempio. Corrobora ancora il sospetto che la suddetta chiesa occulti le rovine del tempio l\u2019abitudine dei cristiani di costruire le loro chiese sulle spoglie dei templi pagani. Avvert\u00ec forse Adelicia, le forze mistiche che il luogo emanava, dal momento che la sua vita fu caratterizzata da un istinto religioso che non ha avuto eguali nei monarchi successivi: infatti, grandioso fu il numero di chiese da Lei fondate e\/o dotate in tutto il mondo cristiano normanno di allora.<\/p>\n<p><strong>FONDAZIONI E DONAZIONI DELLA CONTESSA ADELICIA DI ADERN\u00d2 (ADRANO) AL S. SEPOLCRO DI GERUSALEMME.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle sotto elencate furono le donazioni della pia donna documentate attraverso le pergamene giunte fino a noi: S. Agata di Catania; S. Elia di Adern\u00f2; Ospedale di S. Giovanni a Gerusalemme; S. Lucia di Adern\u00f2 ; S. Lucia di Siracusa; S. Salvatore di Cefal\u00f9 ; S. Sepolcro di Gerusalemme; S. Stefano del Bosco; S. Maria di Robore Grosso; S. Maria de Manialibus a Siracusa; S. Maria di Pedali a Collesano; S. Nicola di Malvicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RUGGERO IL GRAN CONTE.<\/strong><br \/>\nMa se Adelicia per le sue donazioni fu animata da pietas religiosa, ben altre furono le intenzioni del nonno quando faceva dono all\u2019abate britannico benedettino Ansgerio, della citt\u00e0 di Catania nel 1091, dopo averla tolta agli Arabi , oltre che della chiesa di S. Agata enormi territori e poteri temporali. Il conte aveva scacciato dalla Sicilia i Musulmani ed intendeva ora latinizzare l\u2019isola, si ma sotto la sua ala protettrice. Infatti, essendo cessato il dominio arabo nell\u2019isola, egli aveva compreso che chi avrebbe potuto contendergli il potere temporale ed ostacolare il suo grandioso programma di unificazione, era adesso il papa; emulando Costantino (Concilio di Nicea del 325), comprese che per avere la meglio sul vescovo di Roma doveva combatterlo sullo stesso terreno utilizzando le sue stesse armi, doveva servirsi cio\u00e8, della stessa organizzazione della chiesa per capillarizzare il territorio di propri accoliti. Le ambizioni del conte non si arrestavano tuttavia ai possedimenti dell\u2019Italia meridionale: Sicilia, Puglia e Calabria; Gerusalemme riempiva allora l\u2019immaginario collettivo e di ogni monarca d\u2019Europa ed era considerata ancora terra di nessuno: chi fosse riuscito a strappare la Palestina ai Musulmani per primo, si sarebbe ritagliato il proprio protettorato l\u00e0 dove le condizioni gli fossero apparse le migliori. Il fatto che Ruggero concedesse all\u2019abbazia, ora diocesi, di S. Agata di Catania, prima grande costruzione latina, Aci, Paterno\u2019, Adern\u00f2, S. Anastasia, Centuripe ed Enna significava che oltre ad essere certo della fedelt\u00e0 dell\u2019abate britannico Ansgerio, il Conte celava un progetto di \u2018ristrutturazione\u2019 della chiesa di Roma in Sicilia. Questo suo programma si paleser\u00e0 nel momento in cui verr\u00e0 eletto l\u2019antipapa Anacleto, avendolo Ruggero preferito al legittimo Urbano II. Nella presa di posizione di Ruggero in ambito religioso, si legge la volont\u00e0 di recuperare il prestigio della corona che a partire da Carlo Magno era stato indebolito a beneficio del potere religioso. Dopo lo scisma del 1054 tra chiesa d\u2019Oriente e chiesa d\u2019Occidente, il gran Conte intendeva approfittare dell\u2019indebolimento del soglio pontificio per fare recuperare terreno alla corona cui egli aspirava e che il suo erede otterr\u00e0. La Terra Santa rappresentava dunque per gli Altavilla un terreno di scontro favorevole garantito\u2019 loro il successo con l\u2019elezione a re del pronipote Federico, sebbene questi fosse per met\u00e0 di sangue germanico. Un ulteriore indizio sulla tipologia programmatica che il Conte intendeva perseguire, inerente la gestione del clero siciliano, si coglie nella gara che intrapresero gli aristocratici normanni di Sicilia, a partire dal 1092, nel concedere donazioni alla chiesa di S. Agata di Catania. Tancredi di Siracusa; ll vescovo Giovanni di Fiumefreddo; il vescovo Roberto di Messina; il conte Goffredo di Ragusa non badarono a spese. Ruggero II, figlio del gran conte, doner\u00e0 nel 1124, lo stesso anno in cui Ansgerio morir\u00e0, la citt\u00e0 di Mascali e successivamente proprie terre nel territorio di Lentini. Ma la prova che gli Altavilla avessero per la Sicilia grandi ambizioni programmatiche, che volessero farne il centro del culto cristiano, si evince con la eclatante mossa del vescovo Maurizio subentrato al fedelissimo di Ruggero Ansgerio. Maurizio stacca la diocesi catanese di S. Agata dalla dipendenza di Roma per darla a Messina (1134).<\/p>\n<p><strong>MESSINA, UN PONTE PER IL S. SEPOLCRO.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non comprenderemmo l\u2019assoggettamento della diocesi di S. Agata di Catania a Messina nel 1134 approvata dall\u2019antipapa Anacleto II che aveva nei confronti degli Altavilla un debito d\u2019onore per l\u2019appoggio da questi fornito alla sua ascesa al soglio pontificio, se non lo collegassimo agli accadimenti avvenuti in Terra Santa e alle ambizioni sempre pi\u00f9 crescenti degli Altavilla .<\/p>\n<p><strong>FONDAZIONE DELL\u2019ORDINE DEL S. SEPOLCRO DI GERUSALEMME.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1129 veniva ufficializzato &#8211; in effetti esso era gi\u00e0 operativo da almeno un decennio &#8211; l\u2019ordine dei \u201cPoveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone\u201d che Ugo dei Pagani (de Payns per la storiografia ufficiale) aveva fondato in Terra Santa. Da parte nostra siamo convinti, per i motivi in parte su esposti e che continueremo ad esporre oltre, che gli Altavilla avessero avallato e forse contribuito alla nascita ufficiale di questo prestigiosissimo ordine religioso cavalleresco, nel tentativo di utilizzarlo per il proprio programma egemonico, cosa che invece riuscir\u00e0 a S. Bernardo di Chiaravalle che ne scriver\u00e0 la regola. Prima che l\u2019ordine fosse ufficialmente costituito e organizzato, Goffredo di Buglione, strappata Gerusalemme ai Musulmani nel 1099, aveva fornito la protezione dei suoi crociati alla chiesa in cui alloggiavano i monaci dell\u2019Ordine dei Canonici Regolari del Santo Sepolcro. I monaci regolari di questa chiesa, dal momento che i crociati fecero di Gerusalemme un possedimento cristiano, cominciarono ad accogliere regolarmente i pellegrini provenienti dall\u2019Europa, per cui si rese necessario creare una milizia. I componenti di essa si chiamarono in un primo momento Christi milite e poi definitivamente milites templi, con lo scopo di proteggere i pellegrini e i monaci che li ospitavano. Al fine di garantire l\u2019agevolezza e la sicurezza del percorso che i pellegrini dovevano intraprendere, questo doveva essere ben organizzato fin dalla partenza dall\u2019Europa. Si possiede la documentazione dalla quale si evince che nel 1171, nel porto di Messina, sorgeva una dependance del priorato dell\u2019Ordine Gerosolimitano, che garantiva il trasporto via mare di merci e persone verso la Terra Santa.<\/p>\n<p><strong>I NORMANNI E LA TERRA SANTA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sopra affermato, i Normanni, che parteciparono alla chiamata alle armi per la liberazione del S. Sepolcro indetta da Urbano II nel 1096, anche se con forze esigue rispetto ai cugini Franchi, giunti in Terra Santa, dovettero intessere rapporti a vari livelli con tutti gli interlocutori palestinesi che incontravano strada facendo. I Normanni di Sicilia e dell\u2019Italia meridionale erano agli ordini di Boemondo figlio del Guiscardo quando partirono per la prima crociata. Il vantaggio dei Normanni siciliani rispetto ai cugini francesi, consisteva nel fatto che essi, ormai presenti in Sicilia da decenni &#8211; Palermo era stata presa nel 1072 &#8211; , avevano la possibilit\u00e0 di intrecciare rapporti privilegiati sia con gli Arabi del Medio Oriente che con i Bizantini, in quanto molti di questi, che avevano occupato la Sicilia prima dell\u2019arrivo dei Normanni, erano stati assimilati ed in parte integrati nel regno degli Altavilla, tanto \u00e8 vero quanto affermiamo che lo sposo di Adelicia, il Conte Roberto Maccabeo, tradisce attraverso il cognome la sua origine ebraica. Questa politica dei due forni adottata dagli Altavilla dar\u00e0 subito ottimi risultati. Infatti, Boemondo, grazie al \u2018contributo\u2019 di un arabo armeno, riuscir\u00e0 a conquistare Antiochia della quale si auto elegge Signore. I duchi francesi, tranne Boemondo che non lascer\u00e0 pi\u00f9 Antiochia, si diressero verso Gerusalemme che presero, come gi\u00e0 detto, nel 1099. I duchi elessero quindi Goffredo di Buglione come primus Inter pares il quale, nella sua ammirevole modestia, ritenendosi indegno del titolo di re di Gerusalemme, si fece designare come semplice protettore del Santo Sepolcro &#8211; il titolo regio verr\u00e0 successivamente assunto dal fratello Baldovino dopo la sua morte-. Adelaide, terza moglie di Ruggero I, rimasta vedova, convol\u00f2 a nozze con re Baldovino, facendo per\u00f2 rientro in Sicilia come ex regina dopo la morte di questi. Il regno normanno di Sicilia e quello di Gerusalemme tenuto dai \u2018cugini\u2019 Franchi, avevano avuto forse la necessit\u00e0 di collegarsi? La stirpe Franca doveva essere rafforzata attraverso legami di sangue con i potenti conti di Sicilia? Per questo motivo Costanza convol\u00f2 a nozze col re di Gerusalemme? Certo che s\u00ec, la Sicilia rappresentava ormai un\u2019appendice della Terra Santa, una testa di ponte indispensabile per gli approvvigionamenti e pertanto Ruggero II era destinato a succedere a Baldovino in quando legittimo erede di questi avendone sposato la madre Adelasia. Tuttavia qualcosa non and\u00f2 per il verso giusto dal momento che il regno di Gerusalemme non pass\u00f2 nelle mani degli Altavilla per successione ereditaria; infatti alla morte di Baldovino la regina dovette fare rientro in Sicilia nel 1118 col titolo di ex regina di Gerusalemme, mentre il regno passava nelle mani del cugino del re, che assumeva il titolo di Baldovino II. Nello stesso tempo Ruggero II interrompeva i rapporti col vescovo di Roma appoggiando l\u2019antipapa Anacleto.<\/p>\n<p><strong>IL REGNO DI GERUSALEMME NEI PROGRAMMI DINASTICI DEGLI ALTAVILLA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1131, Folco, sposer\u00e0 la figlia di Baldovino II e prender\u00e0 il nome di Baldovino III ereditando il regno di Gerusalemme. Nel frattempo in Terra Santa il dado era stato tratto e il nuovo Ordine monastico cavalleresco, due anni prima era stato riconosciuto dal Papa non senza la potente intercessione del monaco di Chiaravalle, Bernardo, che dett\u00f2 la rigida regola ai cavalieri. Bernardo di Chiaravalle, braccio destro del papa legittimo, n\u00e9 diventava il campione scontrandosi duramente con l\u2019eretico Ruggero II accusato di tirannide, a motivo dell\u2019appoggio fornito all\u2019antipapa Anacleto. I templari, che Bernardo percepiva, da loro ricambiato, come propria creatura, non potevano non stare che dalla parte del monaco di Chiaravalle, per lo meno ufficialmente.<br \/>\nIl motivo per cui sosteniamo che gli Altavilla dovettero avere una parte importante nella genesi dell\u2019Ordine monastico cavalleresco, \u00e8 maturato attraverso la constatazione che subito dopo la nascita dell\u2019Ordine, le donazioni ad esso elargite da parte dei Normanni siciliani,<br \/>\ndivennero numerose ed eccessivamente generose per non insospettire; una generosit\u00e0 che va spiegata, a nostro avviso, anche con la prospettiva di un lungimirante programma politico che gli Altavilla avevano saputo mettere in atto e che, come affermato, si concretizzer\u00e0 nel momento in cui Federico II, nipote di Ruggero II, sebbene fosse un Hohenstaufen, sarebbe stato riconosciuto re di Gerusalemme. Ruggero non potr\u00e0 raccogliere personalmente i frutti della sua grandiosa politica maturati in terra di Palestina.<br \/>\nNaturalmente non si pu\u00f2 pretendere che i programmi procedano senza trovare ostacoli strada facendo; infatti gli antipapa appoggiati, segretamente da Ruggero I, e apertamente da suo figlio dopo, saranno delegittimati da Innocenzo II con il quale Ruggero II sar\u00e0 costretto a scendere a patti nel 1139. Da questa data in poi Bernardo potr\u00e0 riavvicinarsi al re siciliano, tanto che verranno inviati nel sud Italia monaci benedettini bianchi. Ruggero chieder\u00e0 allo stesso Bernardo di scendere personalmente per inaugurare la fondazione di alcune abbazie (Lynn. T. White Jr. &#8211; Il monachesimo latino nella Sicilia normanna-.). Furono accantonate le discordie tra la corona di Sicilia e il seggio di Pietro e nel 1137, da una corrispondenza intercorsa tra S. Bernardo e Ugo, primo maestro dell\u2019Ordine, fra la quale si inserisce Guigo priore della Certosa, si evince che vi fosse in corso una crisi all\u2019interno dell\u2019Ordine. Una ipotesi che avanziamo in corso d\u2019indagine, consiste nella possibilit\u00e0 che la crisi possa essersi generata tra i partigiani del re e i sostenitori del papa; infatti non si spiegherebbe altrimenti la tempestiva bolla Omne datum optimum, emanata da Innocenzo III nel 1139 con la quale il papa impediva ai fratelli la possibilit\u00e0 di ritornare nel mondo e imponeva di mantenere la stabilit\u00e0 nell\u2019Ordine. Ripresero nell\u2019isola, a partire da questa data, le donazioni al gi\u00e0 potente Ordine come \u00e8 dimostrato dalle ricerche del Lynn (op.cit.) attraverso la riproduzione di numerosi atti di donazioni e vendite in cui compaiono i nomi di frati \u2018milites\u2019. Naturalmente si incrementarono anche le fondazioni in Sicilia al fine di snellire la logistica dell\u2019Ordine: il normanno Matteo Ajello fond\u00f2 la Santa Trinit\u00e0 di Palermo donata appunto, ai cistercensi. Intanto anche Adelicia, degna erede degli Altavilla che dal nonno aveva ereditato l\u2019acume politico, inizi\u00f2 una politica di captatio benevolentiae attraverso generose donazioni: nel 1160 fece dono alla diocesi di Catania delle chiese di S. Maria e S. Filippo in Adern\u00f2 mentre, al S. Sepolcro di Gerusalemme, fece dono della chiesa di S. Elia fuori le mura (riteniamo che questa abbazia sia divenuta sede templare, ma che fosse esistente da molto tempo prima, come esporremo al momento opportuno). \u00c8 una fortuna che gli atti di queste donazioni siano arrivati fino a noi poich\u00e9 in essi vi \u00e8 apposta, tra i testimoni firmatari dell\u2019atto, la firma di un frate (templare?) il cui nome \u00e8 David, nome che compare anche in un atto del 1135. In questo atto David viene indicato come abate della chiesa della Santa Trinit\u00e0 di Mileto e a condurre l\u2019operazione di compensazione di terreni calabresi \u00e8 direttamente il Re Ruggero. La figura di David appare intimamente collegata al re Ruggero e all\u2019Ordine. La carriera di David da frate ad abate appare funzionale ai rapporti intercorsi tra la Sicilia e la Terra Santa, tra gli Altavilla e l\u2019Ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ORDINE DEI TEUTONI.<\/strong><br \/>\nI Templari che avevano ottenuto grossi possedimenti in Sicilia grazie ai buoni rapporti intercorsi tra Bernardo di Chiaravalle e Ruggero II a partire dal 1139, con l\u2019arrivo degli Hohenstaufen e l\u2019incoronamento a Palermo di Enrico VI nel 1194, dovettero ridimensionare i propri possedimenti a vantaggio dell\u2019ordine dei cavalieri Teutonici che erano i favoriti di Enrico VI. Ne era passata acqua sotto i ponti da quando gli Ordini si erano formati in terra Santa con l\u2019unico intento religioso; al tempo dell\u2019erede di Enrico VI, Federico II, essi si erano ormai inseriti nelle lotte di potere tra principi (un precedente si ha nel 1147, quando alla presenza del papa si decret\u00f2 l\u2019aiuto dei Templari nella II crociata, al re di Francia Luigi VII); cos\u00ec, quando Federico II riusc\u00ec a ottenere Gerusalemme grazie ad una trattativa diplomatica condotta con l\u2019emiro Kamil ed ebbe degli scontri verbali col papa durante la sesta crociata (1228-29), fu accusato dal pontefice di fraternizzare col nemico e per questo scomunicato, i Templari e gli Ospedalieri gli negarono il loro appoggio; ma l\u2019imperatore, come tutta risposta, entrato a Gerusalemme, pose da s\u00e9 la corona sul proprio capo. Nello stesso tempo espulse i Templari dalla Sicilia. Che i Templari e gli Ospedalieri agissero in sintonia si evince anche dalla regola n. 429 dello statuto dell\u2019Ordine Templare (J. V. Molle, I Templari, la regola e gli statuti dell\u2019ordine, ed. ECIG). L\u2019 intima unione fra i due ordini, che trapela tra le righe dello statuto templare, tanto da indurci a formulare l\u2019ipotesi che uno fosse la costola dell\u2019altro, si rende ancora pi\u00f9 evidente nel momento in cui Filippo il bello, re di Francia, facendo sciogliere l\u2019ordine dei Templari nel 1307, induce molti dei fratelli scampati alla persecuzione iniziata per le accuse infamanti che egli aveva architettato a confluire nell\u2019ordine degli Ospedalieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>UN PORTO SICILIANO PER LA TERRA SANTA.<\/strong><br \/>\nLe crociate indette con lo scopo di liberare la Terra Santa dal dominio musulmano, si trascinarono a lungo, coinvolgendo dinastie di tutta Europa e per pi\u00f9 generazioni. Il regno di Sicilia ospitava allora, attraverso filiali, tutti e tre i potenti ordini (gli ordini sorti erano molto numerosi; quello di S. Lazzaro, per esempio, che assisteva i Lebbrosi, riceveva molte donazioni e si distingueva dagli altri per la croce verde cucita sul saio): quello degli Ospitalieri successivamente meglio conosciuti come Ordine di Rodi prima e di Malta definitivamente, dei Templari e, con l\u2019arrivo di Enrico VI quello dei Teutoni. Questi ordini ottennero, indirettamente, ingenti possedimenti sull\u2019isola attraverso le donazioni che venivano fatte alle diocesi da loro controllate. I proventi derivanti dalle donazioni servivano, in un primo momento a finanziare la missione in Terra Santa; la terra Santa abbisognava infatti di continui rifornimenti sia alimentari che militari. Messina diventava cos\u00ec il porto da cui salpare. Le enormi ricchezze accumulate dall\u2019ordine in tutta Europa vennero utilizzate successivamente come strumento economico per controllare interi regni attraverso l\u2019indebitamento dei re, come nel caso del re di Francia Filippo il bello. Si evince dagli esoneri doganali concessi ai frati della Latina di Gerusalemme da Guglielmo II, che l\u2019abbazia di Gerusalemme avesse a Messina una filiale che fungeva da armatrice delle navi in partenza per la Terra Santa. L\u2019abbazia di S. Filippo di Agira, fondata dai basiliani prima dell\u2019arrivo dei Musulmani in Sicilia, rappresentava a sua volta il punto in cui venivano tenuti e conservati i libri contabili degli enormi possedimenti siciliani. Se con gli Altavilla il regno normanno era diventato la prima potenza economica in Europa, crediamo che, in una certa misura, un ruolo si possa attribuire alla presenza in Sicilia degli ordini di cui ci stiamo occupando. La posizione egemonica degli Altavilla in campo economico spinse gli Hohenstaufen, prima ad imparentarsi tramite il matrimonio di Carlo VI con Costanza, figlia del re, e successivamente a scendere in arme gli uni contro gli altri. Ma se gli Altavilla dialogavano maggiormente con i Templari agli Hohenstaufen stavano a cuore i Teutoni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019 ORDINE DEI CAVALIERI DELL\u2019 OSPEDALE DI S. GIOVANNI DI GERUSALEMME<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_1193\" aria-describedby=\"caption-attachment-1193\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Croce-dellOrdine-dei-Cavalieri-di-Malta-presso-la-Chiesa-di-S.-Francesco-in-Adrano..jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1193\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Croce-dellOrdine-dei-Cavalieri-di-Malta-presso-la-Chiesa-di-S.-Francesco-in-Adrano.-300x225.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Croce-dellOrdine-dei-Cavalieri-di-Malta-presso-la-Chiesa-di-S.-Francesco-in-Adrano.-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Croce-dellOrdine-dei-Cavalieri-di-Malta-presso-la-Chiesa-di-S.-Francesco-in-Adrano.-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Croce-dellOrdine-dei-Cavalieri-di-Malta-presso-la-Chiesa-di-S.-Francesco-in-Adrano.-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Croce-dellOrdine-dei-Cavalieri-di-Malta-presso-la-Chiesa-di-S.-Francesco-in-Adrano..jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1193\" class=\"wp-caption-text\">Croce dell&#8217;Ordine dei Cavalieri di Malta presso la Chiesa di S. Francesco in Adrano.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima congregazione monastica esistente a Gerusalemme, quella della valle di Giosafat in cui si diceva esserci la tomba della Vergine Maria, nella quale venne edificata la prima chiesa, era stata sottoposta dopo la conquista di Goffredo di Buglione sotto la protezione dei Franchi.<br \/>\nL\u2019ordine cavalleresco degli Ospitalieri era il pi\u00f9 antico tra quelli sorti in Palestina.<br \/>\nSecondo quanto \u00e8 stato possibile ricostruire dagli studiosi della materia, intorno al 1070 alcuni amalfitani ricostruirono la chiesa di S. Maria dei Latini a Gerusalemme, che i Musulmani avevano distrutto nel 1010, e la dotarono di un ospizio per i pellegrini portandovi dei monaci benedettini.<br \/>\nOra, noi abbiamo potuto constatare che i rapporti di collaborazione tra gli Amalfitani e i Siciliani risalivano agli inizi del IX secolo quando i primi, congiunte le forze con quelli di Gaeta, inviarono soccorsi ai Siciliani che soffrivano delle scorrerie saracene (Umberto Rizzuto &#8211; La Sicilia islamica-), ecco perch\u00e9, constatando la ininterrotta presenza degli Amalfitani sia in Sicilia ( la firma di un \u201cRanellus Malfitano\u201d \u00e8 apposta in qualit\u00e0 di testimone, in un atto di donazione del 1160, riguardante un vigneto a favore della chiesa di S. Elia di Adrano) che in Palestina, abbiamo precedentemente avanzato l\u2019ipotesi che l\u2019ordine dei templari potesse essere stato fondato da un Ugo dei Pagani, Amalfitano o dei dintorni (la cittadina di Pagani si trova vicino ad Amalfi), piuttosto che da un Ugo de Payns come ricostruito dalle indagini degli studiosi. Per meglio comprendere il ruolo svolto dagli Amalfitani nel mondo in quel preciso momento storico, citiamo lo storico normanno Guglielmo di Puglia che descrive con quali argomenti i Normanni del mezzogiorno d\u2019Italia invitavano i parenti della Normandia a raggiungerli : \u201cAmalfi, citt\u00e0 opulenta e popolosissima (&#8230;) molti marinai vi abitano, abili nell\u2019aprire le vie del mare e del cielo. Vi giungono i pi\u00f9 diversi prodotti da Alessandria e Antiochia. I suoi abitanti attraversano il mare. Essi conoscono gli Arabi, i Libici, i Siciliani, gli Africani e sono noti in quasi tutto il mondo\u201d. La tesi di un Ugo non francese veniva sostenuta con argomenti molto validi da padre Sclafert. Quest\u2019ultimo, facendo riferimento ad una epistola coeva al \u201cDe Laude\u201d di S. Bernardo, affermava che la stessa fosse stata indirizzata al cistercense da un Ugo di S. Vittore. Si tenga conto che i Normanni venivano indicati spesso come Franchi e Galli; fra di essi il nome Ugo era comunissimo e poich\u00e9 la loro lingua, e quella di molti storici che si occuparono delle imprese in Terra Santa, era il francese, il nome della citt\u00e0 italiana potrebbe essere stato pronunciato Payns.<br \/>\nAggiungiamo ancora quanto veniva affermato da Amato di Monteccassino. Secondo lo storico, nel 999 quaranta Normanni, al ritorno da un pellegrinaggio al Santo Sepolcro, si sarebbero fermati a Salerno. Da questo momento molti principi Longobardi avrebbero richiesto ai Normanni il loro sostegno durante le scaramucce intraprese nei confronti di Musulmani e Bizantini; di fatto, da quel momento inizier\u00e0 una spontanea fusione fra l\u2019elemento normanno e quello longobardo, tanto che, Ruggero II, divenuto re di Sicilia, avrebbe offerto loro, abbondanti terreni nell\u2019isola. Come si pu\u00f2 notare dalle poche notizie fornite fin qui, gli intrecci tra le etnie e gli interessi intervenuti in corso d\u2019opera, sono stati cos\u00ec intricati da poter affermare che nell\u2019Italia meridionale si \u00e8 dato vita ad un nuovo universo in cui i contorni appaiono cos\u00ec sfumati da rendere difficile delineare i fatti accaduti senza tener conto di una genesi che, come un regista dietro le quinte, non si \u00e8 mai completamente palesata.<br \/>\nSi fa dunque derivare l\u2019ordine dell\u2019Ospedale di S. Giovanni dal su citato monastero palestinese.<br \/>\nIl primo documento in nostro possesso in cui si riporta l\u2019esistenza dell\u2019Ordine degli Ospitalieri a firma di \u201cGerardo hospitalerus\u201d risale al 1102.<br \/>\nIn Sicilia, subito dopo la fondazione dell\u2019Ordine, cominciarono a piovere, come affermato, le donazioni: l\u2019abbazia di S. Filippo di Agira venne donata agli Ospitalieri della Terra Santa e, come si evince da una bolla papale di Pasquale II, a partire dal 1112 i possedimenti palestinesi in terra di Sicilia sarebbero dipesi da S. Filippo di Agira. Tuttavia una base in Sicilia di questa organizzazione monastico militare doveva esistere da molto prima della data ufficiale del suo riconoscimento. Infatti il Pirri (Lynn, op.cit.) riporta una bolla del Conte Ruggero I emanata nel 1091 in cui si fa gi\u00e0 riferimento all\u2019Ospedale di Messina e questa presenza rafforzerebbe, a nostro avviso, la tesi della fondazione di un ordine militare monastico in Palestina ad opera di un cavaliere amalfitano, appunto Ugo dei Pagani con la benedizione degli Altavilla. Stando alla nuova luce gettata dalle nostre ricerche, la presenza cos\u00ec precoce a Messina di una tale organizzazione avrebbe potuto prendere le mosse dall\u2019iniziativa di un monaco assai sui generis di nome Elia. Questi appare nelle cronache siciliane alla fine del IX secolo, e del frate redige una breve cronaca lo storico Michele Amari dalla quale abbiamo attinto. Di questo frate diremo nel capitolo dedicato agli ordini cavallereschi presenti nella citt\u00e0 di Adrano. Certo \u00e8 che l\u2019ordine dell\u2019Ospedale dovette essere presente e potente nella citt\u00e0 di Adrano se nel 1177 il Conte di Avellino Ruggero di Aquilia, nipote di Ruggero I e Adelasia, fece dono al priore dell\u2019Ospedale di Messina Gebilino, in memoria degli avi suoi, della chiesa di S. Filippo e della chiesa di S. Giovanni (esiste ancora, scolpita in una pietra di riuso in basalto, in una parete adiacente alla chiesa oggi dedicata a S. Francesco, la croce distintiva dell\u2019ordine Ospedaliero) costruita sulle sue terre di Adern\u00f2 presso il casale canneto (Lynn op.cit.). Nello stesso tempo il conte confermava le precedenti donazioni fatte dall\u2019avola sua.<\/p>\n<p><strong>S. FILIPPO D\u2019AGIRA EPICENTRO DEL POTERE TEMPORALE DEI TEMPLARI.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli interessi degli Altavilla dovettero comunque essere trasversali in terra Santa dal momento che Roberto il Guiscardo, uno dei dodici figli di Tancredi di Altavilla, morto nel 1085, fece dono all\u2019 Ordine di S. Giovanni di due sue chiese in Calabria. Non \u00e8 improbabile, dunque, che nella stessa data venisse donata all\u2019ordine anche la chiesa siciliana di Agira dal momento che il Conte Ruggero II nel 1126, conferma la donazione all\u2019Ospedale di Gerusalemme di S. Filippo di Agira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A S. Filippo di Agira il priore era un frate di nome Falco e durante la sua reggenza la chiesa siciliana deteneva in Palestina importanti possedimenti, come si evince dalla conferma del 1158 di questi possedimenti da parte di papa Adriano IV. Contemporaneo del priore Falco, in terra di Palestina vi \u00e8 Folco (l\u2019assonanza dei nomi ci \u00e8 alquanto sospetta), che diventer\u00e0 genero del re di Gerusalemme e gli succeder\u00e0 col nome di Baldovino III. Tornando a S. Filippo di Agira, facciamo nostra l\u2019arguta analisi di Lynn T. White Jr. (op.cit.) il quale trae la conclusione che: \u201cIl centro dell\u2019attivit\u00e0 amministrativa era a quell\u2019epoca non in Palestina ma in Sicilia\u201d a S. Filippo di Agira e il priore Falco ne era l\u2019amministratore. Se il potente priore siciliano Falco e il futuro re Folco potessero essere identificati nella medesima persona, allo stato dell\u2019indagine, non ci \u00e8 dato sapere. Fatto \u00e8 che, sparendo dalla cronaca siciliana il priore Falco, nel 1150 arriva a S. Filippo d\u2019 Agira, guarda caso da Gerusalemme, Pietro, priore della casa madre di Gerusalemme, per prendere visione degli archivi di S. Filippo di Agira ove si conservavano i registri in cui erano elencati tutti i possedimenti siciliani dipendenti da Gerusalemme. Pietro, per prendere visione di tali registri rimase ben tre anni nella prioria, tanta era la mole dei registri da consultare. La prioria di S. Filippo di Agira, depositaria di enormi ricchezze provenienti da tutta la Sicilia, pronte per essere in parte trasportate a Gerusalemme, dovette assurgere ad una tale importanza che Facondo, priore di questa abbazia nel 1176, diventa abate della casa madre di Gerusalemme S. M. dei Latini (non pu\u00f2 passare inosservato l\u2019interscambio di uomini e propriet\u00e0 tra la Sicilia e Gerusalemme). Se Facondo pass\u00f2 da S. Filippo di Agira a Gerusalemme, avrebbe dunque potuto farlo anche il suo predecessore Falco o Folco. Che Enrico VI nel 1194 appena eletto re confermi i possedimenti in Sicilia di S. Maria dei Latini di Gerusalemme dopo la conquista di questa da parte di Saladino, lascia presupporre che vi sia stato un trasferimento in Sicilia, a S. Filippo di Agira, della comunit\u00e0 di Gerusalemme guidata da Facondo e fuggita da Gerusalemme temendo la rappresaglia musulmana.<\/p>\n<p><strong>PRIORIA DI S. ELIA PROFETA DI ADERN\u00d2<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome della chiesa di S. Elia di Adrano induce a pensare che essa sia stata intitolata al noto profeta biblico, ma, analizzando gli eventi storici accaduti in Sicilia nell\u2019ultimo scorcio del IX secolo, qualcosa non torna.<br \/>\nLo storico siciliano M. Amari che scrisse una Storia dei Musulmani in Sicilia, nel suo trattato fa riferimento ad: \u201cun valente frate, Elia di Castrogiovanni (Enna). Lasciata Gerusalemme, ove egli faceva stanza (&#8230;) venne in Palermo, vi rivide la madre; e a capo di pochi giorni, appunto quando si allestiva un armata nel porto della capitale, ei pass\u00f2 a Taormina, di l\u00e0 a Reggio, ove il popolo era tutto sbigottito; lo rassicur\u00f2 vaticinando la sconfitta degli infedeli: e dopo i successi che siamo per narrare, Elia ricomparisce a Taormina per pochi d\u00ec ; passa in Grecia; ov\u2019\u00e8 preso per spia dai Musulmani; indi viene in Calabria di nuovo; va a Roma e di nuovo a Taormina. L\u2019intendimento di questi viaggi \u00e8 evidentissimo\u201d. \u00c8 evidentissimo s\u00ec, potremmo continuare noi, essendo chiaro che fra Elia rappresenta l\u2019antesignano di quei monaci guerrieri che verranno riconosciuti un secolo pi\u00f9 tardi, negli ordini monastico cavallereschi che sappiamo, ma che agivano da militi organizzati, come si evince dalle vicende riportate dall\u2019Amari, gi\u00e0 da oltre un secolo prima.<\/p>\n<p><strong>S. ELIA, PRIMO MONACO GUERRIERO.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, di loro cos\u00ec si esprime lo storico: \u201cIncalzavan la briga i frati, solido strumento di governo nell\u2019impero bizantino; i quali si fecero agitatori, portatori di avvisi, anco esploratori\u201d. L\u2019animus guerriero, impossibile da reprimere in alcuni monaci, pur tenendo fede al canone VII del concilio di Calcedonia (451) che proibiva agli uomini di chiesa di prestare servizio militare, poteva esprimersi cos\u00ec attraverso il supporto fornito a quella che, evidentemente, veniva considerata da questa frangia monastica, una \u201cguerra giusta\u201d. Al punto del racconto delle vicende che vedono protagonista frate Elia, avendo egli vaticinato (facile profezia per chi era stato parte attiva della strategia militare messa in atto) con successo le vittorie militari sui Musulmani, potremmo avanzare l\u2019ipotesi che la chiesa di S. Elia in Adern\u00f2 non solo fosse stata edificata in onore del suddetto frate, ma non ci stupirebbe se essa fosse pure una base logistica identificabile da coloro che avevano abbracciato la causa della \u201cguerra giusta\u201d, grazie al nome del frate combattente, insomma un nome in codice per gli affiliati. Purtroppo non siamo nelle condizioni di poter consultare la biografia del frate, che l\u2019Amari afferma di avere avuta tra le mani, ma quanto lo storico ha riportato nel suo trattato riteniamo sufficiente per poter affermare a nostra volta, che nella data in cui vengono narrati i fatti, l\u2019 879 e.v., in Sicilia esisteva una organizzazione monastica capace di gestire le emergenze militari, riuscendo a collegare tra loro le nazioni cristiane: Bizantini, Normanni del sud Italia, Longobardi (Napoli, Gaeta, Amalfi, Salerno dipendevano dal diritto longobardo) ed isolani come si evince dalle tappe effettuate da frate Elia. Infatti, dopo gli spostamenti del frate, accadde che le citt\u00e0 cristiane libere della Sicilia riuscirono effettivamente a collegarsi tra loro e nel medesimo tempo arrivarono anche gli ingenti aiuti inviati da Basilio imperatore di Bisanzio. Fu in questa occasione, nell\u2019882, che si svolse la famosa battaglia di Caltavuturo con i miracolosi risvolti di cui abbiamo detto nell\u2019articolo: \u201cCaltavuturo, una porta nel cielo\u201d e che certo contribuirono ad accrescere la fama di profeta del nostro monaco, essendo stati i musulmani sonoramente battuti.<br \/>\nNon va dimenticato che il Nostro, prima di giungere in \u201cmissione\u201d in Sicilia, era di stanza a Gerusalemme (sar\u00e0 dovuto all\u2019esistenza di un cordone ombelicale mai reciso tra la Sicilia e la Terra Santa che Adelicia contessa di Adern\u00f2, far\u00e0 dono al S. Sepolcro di Gerusalemme nel 1136, proprio della Chiesa di S. Elia di Adern\u00f2?) pertanto \u00e8 inevitabile pensare che il monaco facesse da trait d\u2019union tra la Sicilia e la Terra Santa. Prendendo nota delle caratteristiche del monaco, descritte dall\u2019Amari, non apparirebbe certo fuori luogo l\u2019affermazione secondo la quale, la gestazione dei suddetti ordini sia avvenuta, oltre un secolo prima della loro apparizione ufficiale in terra siciliana e che S. Elia Profeta fosse l\u2019antesignano di S. Bernardo di Chiaravalle. Del resto, la storia non ci insegna che la Sicilia, fin dal periodo greco-romano, fu un laboratorio politico il cui prodotto venne esportato in tutto il mondo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si potrebbe comprendere l\u2019apparente contraddizione dei nostri frati senza intendere il pensiero religioso dell\u2019Occidente che adott\u00f2 la via della mano sinistra per realizzarsi (su questo argomento vedasi l\u2019articolo: \u201c<a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/adrano-l-avo\/nuove-ipotesi\/76-avo-adrano\/899-mutazione-consonantica-o-differente-pronuncia?highlight=WyJtdXRhemlvbmUiLCJjb25zb25hbnRpY2EiLCJtdXRhemlvbmUgY29uc29uYW50aWNhIl0=\">Mutazione consonantica o differenza di pronuncia?<\/a>\u201d,): l\u2019 azione preferibile alla contemplazione. Un tale atteggiamento spingeva infatti S. Bernardo all\u2019affermazione che \u201cDalla morte dell\u2019infedele il cristiano trae gloria poich\u00e9 il Cristo viene glorificato\u201d (De Laude, Bernardo di Chiaravalle). \u00c8 evidente che Bernardo riprendeva l\u2019antico concetto di \u201cguerra giusta\u201d di romana memoria, per la quale si poteva uccidere ed essere uccisi, e che la morte diventava, dunque, strumento catartico. Nella figura del Templare ritroviamo quella capacit\u00e0 di trasformare un dualismo nella complementariet\u00e0: due forze che sembrano respingenti, azione e contemplazione, vengono contemporaneamente applicate per raggiungere uno stesso fine. Ma abbandoniamo in questa sede il paludoso terreno della speculazione filosofica per continuare nel percorso che ci siamo imposti nell\u2019affrontare il nostro tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come affermato, la Chiesa di S. Elia di Adern\u00f2 venne donata nel 1136 dalla Contessa Adelicia al S. Sepolcro di Gerusalemme. Ora, \u00e8 noto che la contessa si era limitata a ingrandire, dotare, proteggere chiese gi\u00e0 esistenti come quella di S. Maria, presso il fiume Simeto (oggi intitolata a S. Domenica) costruita dai Bizantini addirittura sulle rovine del tempio di Marte (S. Petronio Russo, Storia di Adern\u00f2), pertanto, la chiesa di S. Elia, oggi scomparsa, ma di cui rimane il campanile, potrebbe essere stata edificata in un tempo molto anteriore e, magari, sulle rovine di un tempio pagano. Ma al di l\u00e0 del fatto, di secondaria importanza, se la prioria fosse stata intitolata all\u2019Elia biblico o meno, a noi interessa qui notare il particolare che essa, con relativi terreni limitrofi, viene donata, secondo quanto riportato dal Pirri, nel 1136 da Adelicia agli Agostiniani del S. Sepolcro, in un momento in cui all\u2019interno dell\u2019Ordine dei Templari erano sorti dei dissidi, come diremo oltre. Il fatto straordinario che avvalorerebbe la tesi di chi scrive, secondo la quale la citt\u00e0 dell\u2019avo primordiale Adrano, ha sempre avuto un ruolo non certo secondario nelle vicende dell\u2019isola e delle nazioni che con essa si sono relazionate nel tempo, si evince dall\u2019esistenza di un atto datato 1190, per mezzo del quale viene venduto alla prioria adranita, un terreno attiguo alla chiesa di S. Elia. Nell\u2019atto, assieme al priore \u2018Joannes\u2019, figura un frate di nome David, costui lo ritroveremo successivamente in qualit\u00e0 di priore del S. Sepolcro di Gerusalemme; ancora una volta, dunque, priori siciliani saranno a guida di importanti chiese nell\u2019isola per poi ritrovarli alla guida della prestigiosa prioria del S. Sepolcro di Gerusalemme, cos\u00ec come, non passa inosservato che priori del S. Sepolcro di Gerusalemme vengono spesso in \u201cvisita\u201d alle abbazie siciliane.<br \/>\nIl succitato atto di vendita del 1190 lascia desumere altres\u00ec, a quale livello di ricchezza ed importanza sia assorta nel tempo la prioria adranita di S. Elia. L\u2019atto in oggetto riporta, infatti, l\u2019acquisto da parte della prioria, di un vigneto ad essa attiguo del valore di 534 tar\u00ec, che per il tempo rappresentava una cifra notevolissima. Ma poich\u00e9 le persone venditrici vengono riportate nell\u2019atto con i nomi di fra Guglielmo de Rinis e fra Ugo di Messina, il sospetto che i venditori non siano i \u201cpoveri\u201d frati secolarizzati, ma, piuttosto, quegli strani frati che portavano la tonaca con la spada legata al cordone, i Templari, ci sembra legittimo. Se la data della donazione della prioria di S. Elia al S. Sepolcro di Gerusalemme del 1136, riportata dal Pirri fosse esatta, si evince da essa che quella di Adrano sia stata una delle prime donazioni siciliane fatte ai Templari. Infatti, dai documenti esaminati dal Lynn (op.cit.) si evince che il documento di donazione successivo al nostro, \u00e8 quello del 1146 ad opera di Enrico di Bugli o Bubly, con il quale il Conte fa dono al Tempio di suoi terreni a Scordia. L\u2019esoso acquisto ad opera della prioria di S. Elia di Adern\u00f2 di terreni attorno alla chiesa, nel cui atto figurano i due sospetti frati, bisogna ricordarlo, ci induce a pensare che questi fossero stati delegati dalla casa madre di Gerusalemme a condurre una operazione che mirasse a rendere la chiesa di S. Elia di Adern\u00f2 una base templare sempre pi\u00f9 munificata. Nel formulare la azzardata ipotesi contribuisce altres\u00ec la tipologia del campanile (Simone Ronsisvalle, Un itinerario Etneo, pg. 60) sopravvissuto al crollo della chiesa, le cui caratteristiche riproducono piuttosto quelle di una torre di guardia.<br \/>\nAdern\u00f2 dovette conservare il ruolo di avamposto templare fino allo scioglimento dell\u2019ordine decretato nel 1307 e conclusosi nel 1314 con la condanna al rogo dell\u2019ultimo maestro Jacques de Molay. In quella data, i possedimenti templari e i fratelli adornesi, transitarono nell\u2019ordine degli Ospedalieri fintanto che i superstiti, agli inizi del \u2018500, si riorganizzassero per riapparire sotto mentite spoglie in una delle tante organizzazioni dal nome evocativo di \u201cConfraternita dei Nobili Bianchi\u201d (Questa nostra supposizione \u00e8 stata argomentata in altre occasioni). La congregazione avr\u00e0 molti tratti in comune con il disciolto Ordine dei Templari: l\u2019abito bianco, lo statuto che si prefiggeva fini di solidariet\u00e0 umana: apertura di un ospedale, assistenza ai moribondi, assistenza delle ragazze madri, una vera piaga di Dio a quel tempo.; il santo patrono S. Giovanni; l\u2019accesso alla confraternita riservato soltanto ai nobili, ed altro ancora. La sede adranita dei Bianchi fu la seconda ad essere fondata in Sicilia dopo quella di Palermo e in breve tempo acquis\u00ec una gran quantit\u00e0 di terreni ed edifici ancora oggi ad essi intitolati. Inoltre, l\u2019apparizione di questa confraternita nella citt\u00e0 dell\u2019Avo, coincise con una impennata economica che si era arrestata dopo il disciolto Ordine. Principalmente sar\u00e0 l\u2019edilizia sacra ad essere privilegiata: viene ampliato il monastero di S. Lucia fino a raggiungere le imponenti dimensioni architettoniche attuali, viene edificato il monastero attiguo di S. Chiara e costruite moltissime altre chiese. (V. Spitaleri, La vita del sacerdote Francesco Musco di Adern\u00f2, note di civilt\u00e0 adornese del \u2018600).<br \/>\nAd majora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEgo Adelitia neptis Regis domini Rogerii et figlia comitis Rodulphi Machabei de Monte Caveoso dono (&#8230;) ecclesiam in honorem Beati Helie Prophete extra Adernionem (&#8230;) pro anima in liti comitis Rogerii Avi Mei (&#8230;)\u201d. Anno Incarnazionis Dominice 1136 Riguardo ai motivi che portarono alla nascita degli ordini monastico cavallereschi, alla loro veloce ascesa e repentina &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1192\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;I cavalieri del Santo Sepolcro ad Adrano (?).  Chiesa di S. 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