{"id":1412,"date":"2020-09-06T18:57:08","date_gmt":"2020-09-06T18:57:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1412"},"modified":"2022-04-27T10:56:31","modified_gmt":"2022-04-27T10:56:31","slug":"le-antiche-civilta-dei-monti-peloritani-e-dei-monti-nebrodi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=1412","title":{"rendered":"Le antiche civilt\u00e0 dei monti Peloritani e dei monti Nebrodi"},"content":{"rendered":"<p><b>Premessa<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 affrontare una ricostruzione dei fatti pre-storici senza tener conto della weltanshauung dei popoli che li determinarono. Non si pu\u00f2, di conseguenza, affrontare la storia delle origini prescindendo dal giusto punto di vista di partenza. Questo sar\u00e0 per tanto il primo nostro atteggiamento nei confronti del lavoro di cui ci stiamo per sobbarcare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 nulla ci \u00e8 pervenuto di prima mano di quel lontano periodo, dobbiamo poterci districare attraverso il<b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1462 alignright\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/118982344_2004864169645053_8829413833542463888_n-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"319\" height=\"451\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/118982344_2004864169645053_8829413833542463888_n-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/118982344_2004864169645053_8829413833542463888_n-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/118982344_2004864169645053_8829413833542463888_n-768x1087.jpg 768w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/118982344_2004864169645053_8829413833542463888_n.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 319px) 100vw, 319px\" \/><\/b> linguaggio primordiale del simbolismo che in Sicilia abbondantemente \u00e8 presente, scolpito nell&#8217;eterna pietra. Figure antropomorfe e zoomorfe, vasche rituali, menhir, dolmen, templi rupestri ci comunicano, attraverso un linguaggio primordiale, non una storia di guerre e conquiste territoriali, frutto della degenerazione di un uomo che avrebbe successivamente abbandonato il rapporto con il Padre Cielo, ma un rapporto spirituale intrattenuto con il mondo delle origini e rappresentato sulle pietre. Alla luce di quanto qui espresso e a motivo della originalit\u00e0 dei metodi interpretativi da noi proposti, temiamo che il nostro lavoro, proprio per la metodologia di cui si avvale, sia condannato alla congiura del silenzio. Noi siamo rassegnati a scrivere per molti, ma non per tutti, certi che non sempre il numero sia sinonimo di potenza e verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Roccella, l&#8217; Argimusco e le nuove scoperte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;atteggiamento mentale in cui ci si deve porre accostandoci ad un sito qual&#8217;e&#8217; quello dell&#8217;Argimusco e dintorni, non pu\u00f2 essere quello dello storico alla ricerca di fatti da collocare in tempi cronologici. Qui ci si trova di fronte ad un mondo atemporale che immortalo&#8217; sulla pietra i fatti dello spirito. Qui non saranno le pergamene a parlare, ma il mito e il simbolo. In ausilio della ricerca che condurremo, concorreranno le diverse discipline scientifiche, per prima la toponomastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Toponomastica: Arke-Muse<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;enigmatico sito dell&#8217;Argimusco si trova nei pressi della citt\u00e0 chiamata Elicona. Ora, poich\u00e9 il Monte Elicona per i Greci era il luogo dove abitavano le nove Muse, divinit\u00e0 protrettici delle arti e delle scienze, l&#8217;Argimusco, a nostro modo di vedere, pu\u00f2 avere nelle Muse un preciso riferimento. Le Muse erano figlie di Mnemosine, la memoria, il ricordo, appare dunque plausibile che il sito dell&#8217;Argimusco sia stato realizzato dagli Avi col chiaro intento di consegnare una memoria ai posteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La fortificazione megalitica di Mannara Gesuitto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un muro ciclopico forma un recinto in Contrada Mannara Gesuitto, nel territorio di Roccella Valdemone. Questo<\/p>\n<figure id=\"attachment_1466\" aria-describedby=\"caption-attachment-1466\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1466\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/119019091_2007008632763940_1425816886568513337_n-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/119019091_2007008632763940_1425816886568513337_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/119019091_2007008632763940_1425816886568513337_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/119019091_2007008632763940_1425816886568513337_n.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1466\" class=\"wp-caption-text\">Fortificazione megalitica di Mannara Gesuitto.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">muro realizzato in opus quadrato con pietre del peso di tonnellate, \u00e8 stato riutilizzato come recinto di mandrie e mai \u00e8 stato preso in considerazione il motivo per il quale vennero impiegate enormi risorse ed energie per realizzarlo. Grazie all&#8217;utilizzo di droni abbiamo altres\u00ec potuto constatare che a monte del recinto esistono ben altri quattro muri ciclopici. All&#8217;interno di quello che ormai ci appariva un sito archeologico, risalente forse all&#8217;et\u00e0 del bronzo, nascosto da un fitto bosco di pini, si pu\u00f2 soltanto osservare l&#8217;insistenza di rocce che, per la particolare caratteristica e forma, apparivano come volutamente lasciate in situ.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il culto della Dea Madre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco pi\u00f9 in l\u00e0 del ciclopico recinto, presso il bivio Zilla, a meno di un chilometro di distanza, all&#8217;interno di un fitto bosco notammo ancora la presenza di rocce stranamente intagliate. La dottoressa Tatiana Melaragni, archeologa di lunga esperienza, osservando le foto che le inviammo, non ebbe dubbi a collocare nell&#8217; eneolitico i manufatti e, a motivo delle fessure realizzate nelle rocce di morbida arenaria, ad attribuirli ad un culto celebrato in onore della grande dea madre. Se cos\u00ec fosse, a nostro parere, i tre vicinissimi siti dell&#8217;Argimusco, di Contrada Mannara Gisuitto e quest&#8217;ultimo, sarebbero in qualche modo collegati. Una antropizzazione senza soluzione di continuit\u00e0 culturale, dovette protrarsi dall&#8217;eneolitico fino ad epoca greca per poi sparire assieme all&#8217;abitato in epoca romana, quando, grazie alla globalizzazione che viaggiava sulle gambe dei legionari, villaggi fortificati a mille e duecentometri sul livello del mare, un tempo nerbo militare dei Siculi fino ad allora invitti, come quello qui documentato, risultarono anacronistici ed economicamente improduttivi rispetto agli agevoli mercati della pianura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non perderemo di vista questo squarcio di mondo in cui vissero gli Avi nostri in perfetta armonia con il paradisiaco paesaggio che li circondava: le suggestive cascate di Palazzolo, i boschi dei Peloritani, le rocce dalle forme scolpite dal dito di Dio. Li, lungo la via delle tholoy, come sentinelle sempre in allerta, sembrano ammonirci perch\u00e9 il nostro sguardo si volga di tanto in tanto al passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad maiora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Non si pu\u00f2 affrontare una ricostruzione dei fatti pre-storici senza tener conto della weltanshauung dei popoli che li determinarono. Non si pu\u00f2, di conseguenza, affrontare la storia delle origini prescindendo dal giusto punto di vista di partenza. 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