{"id":2101,"date":"2025-10-14T07:41:20","date_gmt":"2025-10-14T07:41:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=2101"},"modified":"2025-10-17T06:39:24","modified_gmt":"2025-10-17T06:39:24","slug":"adrano-ipogei-acque-e-mk-ultra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=2101","title":{"rendered":"Adrano: ipogei, acque e mk ultra."},"content":{"rendered":"<p><b>Adrano: ipogei, acque e mk ultra.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel settembre del 2024 pubblicavamo lo studio riguardo agli ipogei e agli acquedotti del sottosuolo adranita, paragonandoli, a motivo della descrizione fatta nelle Tavole di Smeraldo attribuite a Thoth, alle Sale di Amenti. Ora, grazie alla disponibilit\u00e0 di Don Salvatore Stimoli che senza pregiudizi ha aperte alla ricerca le porte dell\u2019antico tempio del dio Adrano, oggi adibito a chiesa, e grazie alla professionalit\u00e0 del mai sufficientemente apprezzato geologo dott. Francesco Messina che per la sua inestinguibile sete di conoscenza, stimolato dal presidente del CAI di Belpasso Orazio Marchese a cui gli Adraniti debbono molto per l\u2019opera di divulgazione che conduce, ha prestato gratuitamente la sua opera e i suoi costosi macchinari che permettono di sondare le viscere della terra, torniamo sull&#8217;argomento, con l\u2019 ipotesi secondo cui la chiesa possa essere stata costruita sulle rovine di una struttura templare antecedente, ipotesi gi\u00e0 espressa ma rafforzata oggi dall\u2019ispezione del dottor Messina, che con il suo georadar ha rilevato l\u2019esistenza di una antica pavimentazione a un metro sottostante a quella odierna. La pavimentazione potrebbe essere appartenuta alla chiesa edificata nell\u2019XI secolo dalla contessa Adelicia, ma anche al tempio del dio Adrano, ricostruito dai Romani nel 263 a.C. dopo che gli stessi lo avevano abbattuto, ma ci\u00f2 sar\u00e0 argomento di un prossimo articolo. Per il momento non ci rimane che augurarci un intervento della sovrintendenza ai beni culturali, affinch\u00e9 realizzi nella su citata chiesa dei sondaggi la cui esposizione al pubblico, sulla scia di quello che \u00e8 stato fatto all\u2019interno della Cattedrale di Catania, impreziosirebbe il contesto e potrebbe essere utilizzata dagli studiosi di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo la preziosa opera di lettura del sottosuolo adranita che doveva essere effettuata dal dott. Messina per le vie di Adrano, non \u00e8 stata possibile poich\u00e9 la pavimentazione delle vie cittadine, realizzata con mattoni di duro e spesso basalto, non si lasciava attraversare dalle onde emesse dal macchinario. Speriamo di poter rimandare a tempi migliori tale esplorazione, quando la migliorata futura tecnologia ci porr\u00e0 nelle condizioni adeguate, sebbene le nostre ricerche continueranno esplorando gli ubertosi terreni dei nostri ortolani all\u2019interno delle millenarie mura. Tale impedimento, tuttavia, non ci fermer\u00e0 dall\u2019 esporre le tesi che abbiamo maturato per altre vie, facendo ricorso alla multidisciplinariet\u00e0 e all\u2019esperienza diretta di chi scrive, invitando il lettore a ben meditare sulle tesi esposte, poich\u00e9 esse potrebbero essere viziate dalla formazione culturale di chi le espone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sondaggio effettuato nella Chiesa Madre, oltre a rilevare gli ipogei oggi convertiti in luoghi frequentati dai fedeli, ha rilevato l\u2019esistenza di altri sotterranei, chiusi al pubblico, sigillati da botole inamovibili. Si tratta verosimilmente del cimitero sotterraneo istituito prima che l\u2019editto napoleonico ne impedisse l\u2019uso. L\u2019ispezione della chiesa, dunque, non solo ci consente di riaffermare quanto sostenuto nell\u2019articolo da noi pubblicato col titolo Le Sale di Amenti e i meandri di Etna, fruibile nel sito adranoantica.it, ma ci permette di osare oltre, spingendoci a ipotizzare, supportati dalla narrazione di storici antichi e dal contenuto di miti locali, che l\u2019ipogeo adranita fosse una sorta di laboratorio preistorico in cui la divinit\u00e0 adranita Adrano, appellata con quaranta nomi tra cui il dio delle acque, utilizzasse la vasta rete di canali sotterranei in cui scorrevano le acque, manipolandone le propriet\u00e0 fisiche, come sotto esporremo.<\/p>\n<p><b>Il mito e la storia<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di elencare le qualit\u00e0 fisiche dell\u2019acqua, \u00e8 bene che il lettore venga a conoscenza di alcuni episodi raccontati da Diodoro Siculo, poich\u00e9 a nostro avviso tornano a sostegno della tesi che di seguito esporremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storico di Agira afferma che a Gerone II di Siracusa, morto ultranovantenne nel 217 a.C., successe il quindicenne nipote Geronimo, il quale a motivo della giovanissima et\u00e0 era sotto la tutela di quindici tutori, tra i quali Adranodoro suo zio che riusc\u00ec a concentrare il potere nelle sue mani. Come il nome di Adranodoro tradisce, \u00e8 probabile che questi fosse, oltre che genero del tiranno Gerone II, un sacerdote del culto del dio nazionale Adrano, culto che dopo i fatti di Stimolante (Plutarco, Vita di Timoleonte) il quale, avendo goduto dei favori della sicana divinit\u00e0, il cui culto era il pi\u00f9 importante della Sicilia se mai fosse diminuito, lo valorizz\u00f2 ancora pi\u00f9 nella citt\u00e0 di Siracusa che divenne la sua residenza. I Siracusani nel 211 a.C. ebbero la malaugurata idea di interrompere l\u2019alleanza con i Romani alleandosi con i Cartaginesi. La guerra divenne allora inevitabile. Morto Geronimo in uno scontro con i Romani, il potere passa pienamente nelle mani di Adranodoro. I Romani, afferma Diodoro, attribuendo al dio Adrano l\u2019invincibilit\u00e0 degli eserciti siculi, pensarono bene di circondare il tempio del dio Adrano con una cerchia di solide mura, onde impedire che le energie profuse dal dio e provenienti dal tempio, raggiungessero le schiere sicule. Ora, come avvenne nel caso Schliemann per ci\u00f2 che riguarda la guerra di Troia, ritenuta una leggenda dagli accademici di allora, invece avvalorata dagli scavi condotti dall\u2019intraprendente archeologo tedesco, ecco che anche ad Adrano si trovano a nostro avviso, le prove dell\u2019attendibilit\u00e0 del racconto diodoreo. Infatti nel piano terra del Castello Normanno, a pochi passi dalla Chiesa Madre, che come abbiamo detto sorge sulle rovine del tempio del dio Adrano, coperto da una teca di vetro \u00e8 visibile un muro romano della larghezza di un metro e mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando con la leggenda riguardo ai cani posti a guardia del tempio del dio Adrano, essa riporta che questi molossi, o forse cirnechi, erano in grado di distinguere i visitatori animati da buone intenzioni da quelli malintenzionati &#8211; il lettore ricorder\u00e0 che il tempio fungeva anche da erario, tanto da indurre il tiranno di Agrigento Falaride a tentare una sortita per predarlo, come afferma Polieno nel suo Stratagemmi-. Ebbene, i due episodi sopra citati devono servire a ricordarci l\u2019argomento altrove esposto circa le frequenze emesse dall\u2019acqua corrente, in grado di provocare stati estatici e mistici o stati alterati di coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da recenti studi \u00e8 emerso che l\u2019acqua \u00e8 portatrice di una coscienza cosmica e che conserva memoria di questa coscienza. Studi sulle qualit\u00e0 e i comportamenti dell\u2019acqua si devono al pioniere Masaru Emoto. I risultati a cui lo scienziato giapponese \u00e8 pervenuto sono oggi confermati da molti ricercatori, motivo per cui non riprenderemo l\u2019argomento in questa sede, rimandando coloro che hanno subito il morso del serpente agli studi pertinenti. Ricordiamo invece ai nostri lettori, a conferma della tesi che stiamo per esporre riguardo alla conoscenza scientifica dei sacerdoti del tempio adranita, che le frequenze sono state utilizzate di recente in scenari di guerra, per esempio la prima Guerra del Golfo, come arma nella battaglia di Falluja ed il Profesore Paolo De Bertolis, studioso di archeoacustica, ne ha parlato in alcune sue conferenze. In quella occasione gli assedianti americani dirigevano verso la citt\u00e0 araba la frequenza di 18 hz, con lo scopo di disturbare la mente degli avversari privandoli del sonno. Questo episodio dovrebbe fare riflettere lo studioso indagatore, mostrando la possibilit\u00e0 che si possa riscrivere la storia partendo da nuovi e inediti paradigmi, abbandonando quelli che vedevano l\u2019uomo al centro dell\u2019universo e misura d\u2019ogni cosa, per cui, stando all\u2019arroganza di cui era figlio, veniva appellata scienza soltanto ci\u00f2 che era riproducibile in laboratorio, escludendo altres\u00ec la possibilit\u00e0 dell\u2019esistenza nel passato di civilt\u00e0 tecnologicamente pi\u00f9 avanzate della presente. Ritrovamenti di oggetti fuori dal tempo come il meccanismo di Antikitera e molti altri, il racconto della storica difesa di Siracusa da parte di un solo uomo, grazie a meccanismi fuori dall&#8217;ordinario, certamente creati nell\u2019ambito di una scuola di scienziati isolani che operavano sotto la guida di Archimede, corroborano la tesi su esposta.<\/p>\n<p><b>Il dio delle acque profonde. <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec che viene appellato Ea, la divinit\u00e0 che aveva edificato la propria reggia a Eridu nell\u2019Abzu. A propria volta, la tradizione sicana a cui fa riferimento Macrobio, definiva Adrano il dio delle acque dolci. La sede dell\u2019avo primordiale, Adrano, era, ma sarebbe meglio dire \u00e8, presso l\u2019Etna, nella omonima citt\u00e0 di i Adrano, da sempre additata per l\u2019abbondanza delle sue numerose sorgenti (nell\u2019 \u2018800 esistevano mille e cento sorgenti -La Battaglia di Adrano, di Pietro Maccarrone, Catania 1988) al punto che sulle monete coniate durante i secoli V e IV a.C. erano effigiati l\u2019anguilla e il granchio. Lo storico locale Salvatore Petronio Russo, nel suo libro Storia di Adern\u00f2, elenca ben nove copiose sorgenti che scorrevano dentro le mura e sei nei pressi. Le abbondanti sorgenti erano in numero cos\u00ec elevato e convergenti da formare fragorose cascate, il cui frastuono il principe Biscari poteva udire a notevole distanza, come afferm\u00f2 durante una sua visita alla storica cittadina. \u00c8 possibile che l\u2019appellativo di Adrano apposto all\u2019Avo, formato dall\u2019unione dell\u2019aggettivo odr furioso e del sostantivo Ano che significa Avo, antenato, si debba proprio allo scroscio prodotto dalla violenza delle acque che precipitavano dalla rocca. Chi scrive ricorda come ancora da fanciullo, le sorgenti a cielo aperto fossero tanto numerose da poter soddisfare certamente le necessit\u00e0 agricole e umane del luogo. Pertanto, oggi percorrendo i numerosi canali sotterranei che convogliano ancora una copiosa quantit\u00e0 d\u2019acqua, riflettendo sulla dispendiosa opera di canalizzazione sotterranea (ricordi il lettore che gli scavi sono stati eseguiti sul duro basalto in epoca in cui non esistevano mezzi meccanici di scavo) non si spiega la \u2018 necessit\u00e0 di tali costose opere, constatando altres\u00ec che gran parte di quelle sorgenti affioravano spontaneamente in superficie, e che se non inutilizzate precipitavano dalla rocca per fondersi nel fiume Simeto, il quale scorre a valle, distante un paio di chilometri dal centro urbano. Perch\u00e9 mai, con enorme dispendio di risorse umane ed economiche si sarebbero dovuti creare canali sotterranei scavati nel duro basalto e rivestirli con muri laterali di pietra lavorata, proteggerli con tetti a ogiva se lo scopo era solo quello di convogliare le acque irrigue? Queste non potevano forse egualmente scorrere sul nudo suolo, a cielo aperto? Molti canali erano erano stati costruiti con una modalit\u00e0 molto pi\u00f9 semplice e fin da epoca greca e romana. I canali presenti nel sottosuolo adranita, tra l\u2019altro, si intersecano a formare una fitta maglia, una rete labirintica.<\/p>\n<p><b>Il simbolo della lira di Adrano e le frequenze.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019osservazione di una moneta coniata intorno al V secolo a.C. che porta la legenda Adranitan sul fronte e il simbolo della lira sul retro, dobbiamo l\u2019interrogativo che ci siamo posto: il simbolo del noto strumento musicale, voleva forse essere un criptico messaggio ai posteri? Se cos\u00ec fosse ecco la nostra interpretazione: la casta sacerdotale adranita, individuata nella scritta Adranitan (in riferimento ai cittadini, sulle monete greche, veniva utilizzato il termine Adranoi) come le caste religiose di ogni civilt\u00e0, era la detentrice della conoscenza, nel caso specifico, di come combinare le frequenze provocate dallo scorrere delle acque dentro i canali del sottosuolo, i quali potevano essere raggiunti attraverso l\u2019ipogeo templare trasformato in epoca cristiana in catacomba. La lira effigiata sulle monete, potrebbe indicare che il suo armonioso e benefico suono (oggi molti terapeuti utilizzano il rumore dell\u2019acqua che scorre o che cade dal cielo, per curare disturbi del sonno e altre patologie) poteva essere riprodotto con l\u2019altrettanto benefico suono emesso dalle frequenze dello scorrere delle acque, con la differenza che quest\u2019 ultimo poteva essere percepito anche dai sordi. A corroborare quanto sopra detto, ricorder\u00e0 il lettore che nel racconto biblico Davide suonava la lira per calmare le emicranie del re Saul. La lira effigiata sulla moneta adranita, dunque, indicherebbe i benefici effetti che la casta sacerdotale era in grado di provocare sull\u2019intero popolo, grazie alla sapiente manipolazione della rete di canali sotterranei, facendo scorrere le acque nelle direzioni volute a seconda degli effetti desiderati. Questa procedura avrebbe prodotto frequenze, come quelle emesse dalle corde di una lira e poich\u00e9 ha una linea diretta con la coscienza, il suono agisce su ogni singola cellula del corpo, influendo sui comportamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sarebbe dunque un\u2019eresia se sorgesse il sospetto che gi\u00e0 allora i sacerdoti adraniti conoscessero queste pratiche. Il prof. De Bertolis \u00e8 giunto a queste conclusioni studiando i siti sacri dell\u2019et\u00e0 del bronzo, in particolare le Domus de Janas in Sardegna, ed \u00e8 qui d&#8217;uopo ricordare al lettore, che Diodoro Siculo afferma che lo scienziato Dedalo in Sicilia stava realizzando per conto del re Cocalo, che lo ospitava, alcuni suoi non meglio descritti progetti negli ipogei, e che successivamente si sia spostato in Sardegna per fare analoghe strutture o per provocare analoghi effetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sacerdoti, ancora grazie alla sapiente gestione delle acque nei canali sotterranei, sarebbero stati capaci di produrre frequenze in grado di ingenerare stati di coscienza alterata nei militari di stanza presso il tempio\/erario. Si tenga in conto che l\u2019organismo umano, con il suo sessantacinque per cento d\u2019acqua, diventa un campo magnetico e vibrazionale che risponde al suono, anche quello non udito dall\u2019orecchio, e ci\u00f2 potrebbe spiegare il motivo dell\u2019invincibilit\u00e0 degli eserciti adraniti e perch\u00e9 i Romani abbiano circoscritto il tempio con mura di contenimento (Diodoro Siculo, Biblioteca Storica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiusura e apertura delle porte del tempio di Giano Bifronte sul Campidoglio, a seconda che si fosse in pace o in guerra, induce a sospettare che i Romani conoscessero le influenze delle vibrazioni sul cervello umano, per cui seppero come intervenire sul tempio adranita, inibendo la propagazione delle frequenze da questo emesse. Del resto abbiamo sostenuto altrove che il dio Jah-Ano e il dio A-dr-Ano altro non sono che la manifestazione in aree geografiche diverse della stessa divinit\u00e0 e Roma, come ipotizzato in precedenti nostri studi, altro non fu che una creazione del popolo sicano, allora guidato dal re dei Feaci Antinoo, per attuare sul mondo allora conosciuto un programma di ampio respiro. Non si spiegherebbe, infatti, l\u2019ascesa repentina dei Romani in tutte le arti, se non con l\u2019apprendimento della scienza sicana, gi\u00e0 iniziata durante l\u2019et\u00e0 del bronzo tanto \u00e8 vero che Virgilio nella sua Eneide colloca i Sicani nel Lazio. Sospetta \u00e8 altres\u00ec la scomparsa di Archimede da Siracusa quando i Romani la conquistano e la conseguente esplosione tecnologica dell\u2019Urbe. Pur ammettendo che Archimede fosse morto in quella circostanza come racconta la leggenda, non si pu\u00f2 dubitare della esistenza di una scuola di scienziati che operavano nella polis siciliana e che dopo la vittoria romana siano stati deportati a Roma, o altrimenti saremmo costretti ad affermare che la bomba atomica l\u2019abbia creata soltanto Enrico Fermi e non fosse nata dalla collaborazione di un&#8217;equipe di scienziati, che interagivano nei laboratori di via Panisperna. I risultati di tali studi portarono ai nefasti effetti nonostante la sparizione di Majorana, l\u2019Archimede del Secolo Breve, con il trasferimento del laboratorio da Roma in America. Da quel momento gli States, come Roma all&#8217;epoca di Archimede, divennero la prima potenza mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo non sar\u00e0 mai possibile esplorare l\u2019intera rete di canali e ipogei adraniti, poich\u00e9 questi, si trovano sotto le moderne abitazioni, sono adibiti a cantine, palestre e altre attivit\u00e0 p riempiti di detriti, non sono pi\u00f9 interamente percorribili, come quello di Via Roma esplorato da chi scrive. Pertanto non potremo verificare quanto da noi supposto circa l\u2019esistenza di paratoie che opportunamente attivate avrebbero messo in comunicazione i canali attivando le frequenze desiderate.<\/p>\n<p><b>Significato del nome Adrano. <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto qui affermato viene corroborato dal nome dato al dio dei Sicani, Adrano. Secondo il metodo interpretativo da noi adottato e che i lettori ormai conoscono bene, il nome sarebbe formato dall\u2019unione dei lessemi A-dr-ano. Il prefisso A, nelle lingue che noi riteniamo comparabili a quella sicana, indica l\u2019acqua, quella corrente per\u00f2, dunque di fiumi e sorgenti. Infatti tale prefisso forma i nomi del laziale fiume Aniene, presso il quale Virgilio pone i Sicani a custodia dei possedimenti del re Latino; lo ritroviamo ancora nel siracusano fiume Anapo, nel catanese fiume Amenano, nel germanico fiume Adrana citato dallo storico Tacito, nello spagnolo Adrano e per finire nel sicano Adrano quale appellativo della divinit\u00e0. Non escludiamo l\u2019esistenza di altri idronimi che abbiamo tale prefisso e che a noi sfuggono. Il nesso consonantico dr, nella lingua germanica indica, se dobbiamo dare credito ad Adamo da Brema, furore, tanto che il dio scandinavo Odino, veniva appellato Odr, il furioso. ll prefisso A potrebbe perci\u00f2 essere un semplificativo del termine ea, che era uno dei numerosi appellativi del dio meglio conosciuto come Enki, la cui sede era nell\u2019Abzu superiore, identificato da noi con la Sicilia. E infatti \u00e8 pi\u00f9 che mai calzante il fatto di porre presso l\u2019Etna, ad Adrano, la residenza del dio pi\u00f9 antico del Mediterraneo, in quanto Empedocle di Agrigento affermava nel V sec.a.C., che i miti pi\u00f9 antichi provenivano dalla Sicilia orientale e col\u00e0 erano nati i riti di iniziazione. Non \u00e8 un caso che nei riti di iniziazione sia quasi sempre presente l\u2019acqua (attraversamento di fiumi, abluzioni ecc.) e il rito che si svolgeva nella Valle delle Muse presso Adrano (vedi cortometraggio pubblicato nel sito Adrano antica.it) a cui accenna Eschilo nelle Etnee, ne rappresenta l\u2019esempio pi\u00f9 pregnante. Che con il termine ea venga indicata l\u2019acqua, oltre che esplicitato dal nome Enki, ovvero il primo, il numero uno della chiglia, parte che per metonimia indica tutta la nave, viene meglio espresso dall&#8217;ulteriore appellativo di Ea. L&#8217;appellativo sta infatti a indicare se non proprio la consustanzialit\u00e0 di questo dio- qualsiasi sia il concetto che abbia voluto esprimere colui che ha coniato il termine dio- con l\u2019elemento acqua o perlomeno la dimestichezza ch&#8217;egli aveva con l\u2019elemento. Il nome Ea appartenuto al dio delle acque dolci che abitava l\u2019Abzu superiore ovvero la Sicilia, riteniamo che possa essere stato successivamente utilizzato come titolo o grado di comando nelle flotte navali: En-ea era un titolo che probabilmente indicava l\u2019ammiraglio (en= primo, come il tedesco ein), il comandante in capo. Nell\u2019Iliade vi \u00e8, infatti, un celato riferimento alla flotta troiana, verosimilmente comandata dal mitologico Enea, sconfitta dai Greci per \u201cvilt\u00e0 del consiglio degli anziani\u201d.<\/p>\n<p><b>Ad Adrano i simboli delle acque dolci primordiali. <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La zecca adranita ci viene in aiuto nella formulazione di si ardite tesi. Infatti, diversi conii adraniti prodotti nel corso del V, IV se. a.C. e oltre, riproducono il granchio d\u201d acqua dolce che ha tra le chele un\u2019anguilla. Si sa che l\u2019uno e l\u2019altro animale hanno il loro habitat presso le acque dolci e nessun luogo della Sicilia, ma oseremmo dire dell\u2019intero bacino del Mediterraneo, \u00e8 cos\u00ec ricco di acque dolci come quello in cui venne edificato il tempio sicano del dio delle acque dolci Adrano. Poich\u00e9 abbiamo altrove trattato l\u2019argomento circa la sovrapponibilit\u00e0 della mitologia sumerica con quella sicana, non affronteremo in questa sede la sovrapponibilit\u00e0 del dio mesopotamico Anu con il sicano A-dr-Ano se non per ricordare che Macrobio raccontando il mito dei Palici, afferma che questi furono concepiti dalla ninfa Etna di cui Adrano si era invaghito osservandola fare il bagno nel fiume Simeto.<\/p>\n<p><i>Ad maiora.<\/i><\/p>\n<p>Prof. <i>Francesco Branchina<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adrano: ipogei, acque e mk ultra. 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