{"id":954,"date":"2019-02-13T15:36:58","date_gmt":"2019-02-13T15:36:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.adranoantica.it\/?p=954"},"modified":"2019-02-13T18:21:42","modified_gmt":"2019-02-13T18:21:42","slug":"il-vallo-di-ducezio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=954","title":{"rendered":"Il vallo di Ducezio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo di questo articolo, con riferimento ad un ipotetico vallo edificato da Ducezio per arrestare l\u2019avanzata dei Greci nell\u2019entroterra siculo dell\u2019isola di Sicilia, analogamente a quello ben pi\u00f9 noto di Adriano, voluto dall\u2019imperatore romano per arrestare il passaggio del popolo degli Scoti nell\u2019impero, prende spunto dal ritrovamento delle poderose fondamenta di un muro edificato in illo tempore, presso il paesino etneo di Maletto in territorio di Bronte. Naturalmente non \u00e8, e non pu\u00f2 essere provato neanche dalla nostra ricostruzione dei fatti storici del periodo, che la edificazione del muro sia stata realmente voluta dal duce siculo \u00a0Ducezio, tuttavia la presenza del muro in questione ci fornisce la ghiotta occasione per tentare la ricostruzione di un periodo storico, quello del V sec. a.C. momento in cui la penetrazione greca nell\u2019entroterra etneo raggiunse la massima virulenza. Nella targa esposta presso il muro, per volont\u00e0 della Sovrintendenza ai Beni Culturali, si lascia sospesa ogni possibile interpretazione del motivo per il quale quel muro fosse stato eretto e il periodo storico (o preistorico) in cui venne eretto. Ma a noi, ricercatori indipendenti, \u00e8 concesso, liberi da schemi accademici, se ben suffragate da prove letterarie, azzardare tesi sottoponendole direttamente al vaglio dei fedeli lettori, graditi destinatari a cui, fiduciosi, ne affidiamo l\u2019analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se noi abbiamo richiamato il nome del duce siculo per dare risalto a questa incompresa opera di fortificazione, \u00e8 perch\u00e9 egli, a nostro modo di vedere, nel suo doppio ruolo di sacerdote e capo militare (vedi l&#8217;articolo: <a href=\"https:\/\/www.miti3000.eu\/nuove-ipotesi\/867-gli-dei-palici-e-le-sacre-sponde-del-simeto.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cGli Dei Palici e le sacre sponde del Simeto\u201d<\/a>), oppositore della politica espansionistica greca, viene direttamente chiamato in causa quale valente costruttore di fortezze, dallo storico Diodoro siculo. Il motivo che spinse il nostro principe all\u2019intervento militare per arrestare l\u2019avanzata greca nel cuore del centro religioso dell\u2019isola, va ricercato nella constatazione che i Greci spingendosi oltre la semplice conquista territoriale, miravano a cancellare la storia, le ataviche tradizioni e la religione sicule, ma su ci\u00f2, per quanti volessero approfondire quei riferimenti di metastoria cui spesso facciamo riferimento, rimandiamo al succitato articolo. L\u2019edificazione di muri di sbarramento quale tecnica di difesa bellica, raggiunse in Sicilia una efficacia ancora maggiore di quella affidata all\u2019uso delle armi stesse, e il nostro duce, come afferma lo storico di Agira nella sua Biblioteca Storica, dimostr\u00f2 di essere un grande stratega fortificando, durante il ventennio che lo vide protagonista e in ascesa nella riconquista dei territori erosi dai Greci ai Siculi, numerosi villaggi siculi spingendolo a fondare pi\u00f9 di una citt\u00e0. La necessit\u00e0 di erigere un muro mastodontico, funzionale a sbarrare la via al nemico, produceva, tra l\u2019altro, una devastante ricaduta psicologica sull\u2019umore degli eserciti nemici. \u00a0Si pensi, quale parametro di comparazione e di misura della fatica occorrente a superare la costruzione di un muro, seppur eretto in fretta e furia, a quello costruito dagli Achei a protezione del loro accampamento, e all\u2019immane fatica che cost\u00f2 ai Troiani il tentativo di superarlo, senza tra l\u2019altro riuscirvi. Il racconto Omerico fatto nell\u2019Iliade \u00e8 prezioso in quanto descrive i particolari e i metodi di costruzione del muro acheo. La fretta con la quale venivano costruite le fortificazioni murarie durante la fase dei combattimenti, rappresenta un prezioso parametro di confronto per comprendere la funzione e l\u2019approssimazione delle opere militari di questo genere. Tucidide, per esempio, soffermandosi sulla celerit\u00e0 con cui venne costruito il muro di Atene, ne riconosce la carenza delle pi\u00f9 elementari tecniche costruttive che ne compromettevano, oltre che l\u2019estetica, la migliore stabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se del muro di Maletto rimangono solo labili tracce, il motivo va ricercato, a nostro giudizio, nello scopo per il quale esso fu eretto. Infatti esso andrebbe comparato alle barricate innalzate nel XIX secolo per le vie di Milano contro gli Austriaci invasori, alle trincee scavate sul Piave durante la prima guerra mondiale per arrestare l\u2019avanzata austriaca e al muro acheo descritto da Omero di cui si \u00e8 detto. Pertanto del muro di Maletto, come per le barricate anti austriache e i numerosi muri su cui Tucidide ampiamente si sofferma nella descrizione della guerra del Peloponneso che si propag\u00f2 fino in Sicilia, innalzati da tutte le parti in causa: Siracusani, Cartaginesi, Siculi, cessata l\u2019emergenza non se ne cur\u00f2 pi\u00f9 nessuno, essi vennero, come detto, o abbattuti dagli stessi abitanti di quei luoghi subito dopo finita l\u2019emergenza per ripristinare le vie d\u2019accesso o li si affidarono all\u2019incuria del tempo.<\/p>\n<h5>DATAZIONE E MOTIVAZIONE DELL\u2019EREZIONE DEL MURO<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-957\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-1-169x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"141\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-1-169x300.jpeg 169w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-1.jpeg 443w\" sizes=\"auto, (max-width: 141px) 100vw, 141px\" \/><\/a> Proveremo ora, dopo aver formulato una ipotesi sul motivo per cui venne innalzato il muro di Maletto, a comprendere il contesto storico e il periodo cronologico durante il quale il vallo possa essere stato realizzato. Dall\u2019esamina parziale del muro abbiamo potuto dedurre che si possa trattare di mura erette come vallo o ostacolo per fermare o rallentare l\u2019avanzata dei Greci verso il territorio siculo, che si estendeva da quel punto fino alla costa tirrenica della Sicilia. Non passi inosservato il fatto che il muro oggi intersechi la strada statale 120 che, partendo da Adrano e costeggiando il fiume Simeto, attraversando la catena montuosa dei Nebrodi conduce alla costa tirrenica. Infatti riteniamo che la detta arteria sia la stessa che nel periodo storico da noi esaminato, mettesse in comunicazione i Siculi abitatori delle pendici dell\u2019Etna con quelli della costa tirrenica. La stradale 120 rappresenta ancor oggi una importante via di comunicazione, una scorciatoia per gli abitanti dei paesi etnei che si trovano a sud e a occidente del vulcano che intendono raggiungere il litorale tirrenico. Questo percorso \u00e8 infatti certamente preferibile a quello molto pi\u00f9 lungo, anche se pi\u00f9 agevole, di quello rappresentato dalla via costiera ionica. \u00c8 verosimile che il muro sia stato posto in essere tra il 475 a. C., quando l\u2019inviso \u201dtiranno\u201d siracusano Jerone, fratello del ben amato \u201cre\u201d \u00a0Gelone, ereditato il regno di Siracusa, pens\u00f2 bene di accrescere il suo territorio a discapito di quello di Siculi, e il 414 a. C., quando la guerra del Peloponneso, combattuta in Grecia fra Greci, si espanse fino a raggiungere i confini della nostra isola. Nel primo caso (il 475 a.C.) \u00e8 possibile che Jerone, dopo aver conquistato Catania e aver ottenuto dal senato cittadino di Innessa\\Etna (futura Adrano, vedasi argomento dell\u2019incontro tenuto nel Circolo Democratico di Adrano il 5-3-2017) il consenso di insediare simbolicamente una guarnigione siracusana nella citt\u00e0 sicula, abbia indotto i Siculi che abitavano il territorio a monte di Innessa\\Etna a spostare il vallo tutt\u2019oggi visibile nella contrada del Mendolito, reso inefficace dalla guarnigione siracusana di stanza nella futura Adrano, pi\u00f9 a monte, nel territorio dell\u2019odierna Maletto. L\u2019altra data, quella del 414 a. C. \u00e8 perfettamente compatibile con il racconto che fa Tucidide nella Guerra del Peloponneso circa l\u2019arte e la funzione della costruzione delle mura in corso di una guerra, come mezzo di ostacolo decisivo al risultato bellico. Afferma, infatti Tucidide: <em>\u201cGli Ateniesi ripartirono per Nasso e, fatti fossati e palizzate attorno al campo vi svernarono (\u2026) anche i Siracusani costruirono un muro attorno alla citt\u00e0 (<\/em><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-3.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-959\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-3-169x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"141\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-3-169x300.jpeg 169w, https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-3.jpeg 441w\" sizes=\"auto, (max-width: 141px) 100vw, 141px\" \/><\/a><em>\u2026) lo tracciarono lungo tutta quella parte che guarda le Epipole, perch\u00e9, in caso di sconfitta, non li si potesse facilmente assediare a poca distanza dalla citt\u00e0\u201d<\/em> -libro VI,75-. Il contenuto di questo passo potrebbe adattarsi anche al nostro muro, costruito nei pressi di Maletto a sbarrare l\u2019accesso al territorio siculo che veniva, tuttavia, continuamente eroso dai Greci. \u00a0Lo sbarramento creato dai Siculi proprio in questo punto strategico risulta funzionale per una imboscata da tendere al nemico. Infatti, con la costruzione dell\u2019imponente muro l\u2019esercito nemico sarebbe rimasto facilmente imbottigliato in uno spazio di terreno e, se vogliamo attuare una storica comparazione, si sarebbe trovato nelle medesime condizioni dell\u2019esercito Romano nel Sannio presso Caudio ove sub\u00ec la storica umiliazione del giogo. Osservando l\u2019orografia del luogo dell\u2019edificazione del vallo si pu\u00f2 osservare facilmente come l\u2019esercito nemico che avesse avanzato verso l\u2019interno dell\u2019isola, dovendosi arrestare a causa del muro nello ampio spazio lasciato artatamente libero, avrebbe avuto impedita la fuga presso le retrovie poich\u00e9 l\u2019angusto passo alle loro spalle poteva venire facilmente sbarrato da un esiguo numero di militi siculi. Nel formulare questa ipotesi Tucidide sembra venirci ancora in soccorso. Cos\u00ec lo storico greco in VI,32\\33: <em>\u201cNicia manda messi a quei Siculi che controllavano i passaggi ed erano suoi alleati, i Centoripini, gli Alicei e altri, perch\u00e9 non lasciassero passare i nemici e impedissero di aprirsi il cammino (\u2026) i Sicelioti tesero un agguato in tre punti (\u2026) I Siracusani, dopo la disfatta subita nel paese dei Siculi, si trattennero dall\u2019assalire subito gli Ateniesi\u201d<\/em>. Risulta assai agevole individuare perfino i tre punti non meglio precisati da Tucidide. Il primo potrebbe riferirsi a quello che si trovava tra Centuripe e Innessa (Adrano) fra le quali vi \u00e8 la via che conduce nel paesino di Troina e poi da l\u00ec ancora pi\u00f9 all\u2019interno fino alla costa tirrenica; il secondo punto potrebbe corrispondere al passo di Maletto che stiamo esaminando, mentre il terzo potrebbe riferirsi a quello allora controllato dagli alleati Catanesi da cui si aveva accesso alla costa ionica. Per paese dei Siculi, come lo definisce Tucidide, di conseguenza, dovrebbe intendersi quella fascia dell\u2019entroterra chiusa all\u2019interno di questi tre passi e saldamente mantenuta dalle armi sicule. Attraverso la seguente ricostruzione storica da noi azzardata, emerge l\u2019ipotesi che Il vallo di Maletto potrebbe essere stato eretto dopo la caduta di quello precedentemente posto nel territorio di Innessa\\Adrano nell\u2019attuale contrada Mendolito. Il poderoso vallo di Innessa di cui rimane ancora visibile un lungo tratto, potrebbe essere stato rinforzato dal duce siculo con le due torri erette a protezione della porta principale, cos\u00ec si giustifica altres\u00ec la presenza della famosa stele in lingua sicula presso questa porta. Il vallo di Innessa\\Adrano, dopo la disfatta dei siculi guidati da Ducezio, avvenuta nel 444 a.C. potrebbe, dunque, essere stato spostato pi\u00f9 a monte, nel villaggio di Maletto, oggi territorio di Bronte. Ritornando sull\u2019affermazione di Tucidide circa il paese dei Siculi, riteniamo che egli intendesse riferirsi alla parte orientale della Sicilia appena descritta, poich\u00e9 lo si evince dal contenuto del libro VI,62 in cui lo storico afferma che l\u2019esercito ateniese dopo aver messo piede nella costa tirrenica, nei pressi di Himera: <em>\u201cunica citt\u00e0 greca della costa (\u2026) con la fanteria retrocedevano attraverso i territori dei Siculi finch\u00e8 giunsero a Catania\u201d<\/em>. Dunque l\u2019esercito sbarcato ad Himera pot\u00e8 procedere tranquillamente fino a Catania in quanto tutti i paesetti all\u2019interno di questo territorio (il triangolo Himera-Messina-Catania) erano siculi ed erano loro alleati. Inoltre, riteniamo che questo territorio, a motivo della sua complessit\u00e0 orografica rappresentata principalmente dalla catena montuosa dei Nebrodi, non fosse stato mai sottoposto ad una vera pressione militare Greca, -ci\u00f2 emerge anche in VI,86 ove si afferma: \u201c i villaggi dei Siculi che abitavano l\u2019interno e che erano stati sempre autonomi fin da prima, subito, tranne alcuni, furono con gli Ateniesi\u201d- al punto che Ducezio, dopo la definitiva disfatta militare del 444 a. C. che lo vide svernare a Corinto[<a href=\"#a1\">1<\/a>] per alcuni anni in un esilio dorato imposto dai Siracusani, nel suo ritorno in Sicilia, sbarcando sulla costa tirrenica, vi pu\u00f2 tranquillamente fondare una citt\u00e0: kal\u00e8 Akt\u00e8, l\u2019attuale Caronia, vivere indisturbato e morirvi solo per il sopraggiungere di una malattia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un ulteriore passo nel lib. VI, 98 che serve a farci comprendere il motivo della velocit\u00e0 della messa in opera e funzione per cui questi muri venivano eretti e recita cos\u00ec: <em>\u201cGli Ateniesi si mossero per Sice, dove si accamparono e rapidamente costruirono un muro circolare (\u2026) costruirono il muro circolare portando pietre e legname (\u2026) partendo dal porto grande fino all\u2019altro mare (\u2026) i Siracusani elevarono un muro trasversale la dove gli Ateniesi avrebbero dovuto condurre il loro muro e, se fossero stati pi\u00f9 veloci, chiuderli fuori\u201d<\/em>. Il muro di Maletto ha un circuito circolare che sembra strategicamente eretto per essere funzionale ad imbottigliare un esercito nemico al suo interno. Infatti, \u00a0inizia da un monte a sud del paese e finisce nella rocca sotto la quale scorre il fiume Simeto. Che il muro possa essere stato eretto per funzioni militari lo si evince dalla qualit\u00e0 edilizia dello stesso. Infatti, oltre a seguire l\u2019andamento orografico del terreno, sfruttando avvallamenti ed elevazioni naturali al fine di risparmiare tempo e manodopera, il muro non ha caratteristiche n\u00e9 estetiche n\u00e9 di solidit\u00e0 stabile, caratteristiche indispensabili per la costruzioni dei muri di cinta che proteggevano le citt\u00e0 (vedi mura di Adrano, Siracusa, Argo, Micene, Arpinio ecc.). Tuttavia non si creda che tali muri non adempissero egregiamente al ruolo per il quale erano stati concepiti. Infatti in VII,3 Tucidide afferma che i Siracusani si erano schierati <em>\u201cdavanti alle mura degli Ateniesi\u201d<\/em>, mura che erano state solidamente erette a protezione del proprio accampamento. Nel nostro caso va notato che in prossimit\u00e0 del vallo vi era solo il piccolo villaggio di Maletto abitato da qualche migliaio di cittadini, e poi una enorme, desertica distesa lavica che avrebbe dovuto ospitare le tende dei militari siculi che arrivavano in piccoli contingenti dai piccolissimi centri abitati dei dintorni. Si evince pertanto che, se il muro dovesse soltanto servire a difendere il piccolo villaggio, le sue dimensioni e il dispendio di energie occorse per costruirlo sarebbero state sproporzionate per lo scopo che si riproponeva se sostenute soltanto dalle poche centinaia di uomini abili al lavoro che abitavano il villaggio di Maletto. Sarebbe stato pi\u00f9 conveniente, in caso di imminente pericolo, -come fece il Gallo Vercingetorige, incendiando le citt\u00e0 che sarebbero facilmente cadute, nella sua tattica antiromana e i Russi in quella antinazista; questi ultimi preferirono incendiare l\u2019importante citt\u00e0 di Stalingrado piuttosto che farla cadere nelle mani dei tedeschi-, sacrificare al nemico il piccolo villaggio e ripiegare verso l\u2019interno. \u00a0Invece il muro, come detto, aveva lo scopo di fungere da linea di demarcazione e di difesa non del singolo villaggio di Maletto, ma dell\u2019intero territorio siculo rimasto, affinch\u00e8 in esso potessero raccogliersi e organizzarsi i piccoli contingenti di eserciti provenienti dai piccolissimi villaggi siculi che oggi, come allora, popolavano l\u2019entroterra e le selvatiche selve dei Nebrodi.<\/p>\n<h5>LE FAVARE O ACQUE SACRE<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo la parte meridionale esterna del muro di cui abbiamo detto sopra, \u00e8 possibile assistere, durante i mesi primaverili, all\u2019apparizione di un ruscello abbastanza ampio e suggestivo con la creazione di piccoli laghetti e cascate avendo come sfondo l\u2019imponenza del vulcano Etna ancora imbiancato da quelle nevi che sciogliendosi hanno dato vita alle su dette \u201cacque sacre\u201d. Queste acque che ora si dividono in rivoli, ora si riuniscono in laghetti, vennero denominate sacre, come si evince dall\u2019utilizzo del prefisso sacro Ve che va a comporre il nome Favare. Ve, in lingua germanica viene pronunciato <em>fe<\/em>. L\u2019altro lessema che forma il nome composto \u00e8 vara il quale, in quasi tutte le lingue indoeuropee, dal sanscrito al protogermanico, significa acqua. Proprio la caratteristica di queste acque, quella di apparire durante la primavera e sparire durante l\u2019estate, gli ha fatto guadagnare l\u2019aggettivo di sacre in quanto, per analogia riconduce al concetto di nascita e morte, nonch\u00e9 a quello di ciclicit\u00e0 che, ritualmente, si ripete ogni anno ad ogni stagione. Il loro apparire e sparire li collega al mito di Innanna fra i Sumeri; Proserpina fra i Greci; i Dioscuri nella mitologia greco romana; gli d\u00e8i Palici fra i Siculo\/Sicani. Si osservi che questa coppia di gemelli venerati presso il Simeto, cantati da Virgilio nell\u2019Eneide, erano denominati Delli che significa i nascosti in lingua tedesca. Il loro culto si svolgeva in un luogo dove scorrevano e continuano a scorrere dopo millenni, due fonti denominate di acqua chiara e di acqua scura, esse vengono dette acque delle Favare cio\u00e8 acque sacre proprio come quelle di Maletto (ma ve ne sono molte altre in diversi luoghi della Sicilia) perch\u00e8 esse stesse sono una trasposizione delle divinit\u00e0. Nel caso delle favare di Maletto, il ruscello, come le dee sopra citate le quali trascorrevano sei mesi dell\u2019anno negli inferi e sei nell\u2019Olimpo, cio\u00e8 met\u00e0 anno nella oscurit\u00e0 e met\u00e0 anno nella luce, rappresentano la metafora dell\u2019eterno avvicendamento di morte e rinascita della natura. Infatti, come affermato sopra esso si forma in primavera grazie al primo scioglimento delle nevi dell\u2019Etna e sparisce in estate quando le nevi, in virt\u00f9 della cocente calura del sole siciliano si scioglieranno del tutto.<\/p>\n<h5>LA TOPONOMASTICA<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-2.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-958\" title=\"Villaggio di Maletto con acropoli dominante la valle ove insiste il vallo\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03-2.jpeg\" alt=\"Villaggio di Maletto con acropoli dominante la valle ove insiste il vallo\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>Anche la toponomastica del territorio \u00a0di Bronte e Maletto come quella esistente nel territorio di Adrano di cui ci siamo occupati in articoli precedenti, riconduce ad una derivazione nord europea, lingua che abbiamo ritenuto parlassero i nostri avi Sicani e Siculi e di cui ci siamo serviti per una ipotesi di interpretazione delle epigrafi comunemente definite sicule, le pi\u00f9 importanti ritrovate tra i territori Adrano e Centuripe (vedi l\u2019articolo: (<a href=\"http:\/\/www.miti3000.it\/mito\/collabora\/lingua_sikani.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Jam akaram: la lingua dei Sicani&#8221;<\/a> ). Nebrodi \u00e8 il nome dato alla catena montuosa la cui flora \u00e8 caratterizzata dalla presenza di grandi distese di boschi di Pini e Querce, del tutto simili ai boschi che caratterizzano l\u2019area geografica del nord Europa. Si pu\u00f2 notare l\u2019affinit\u00e0 del nome dei monti siciliani con quello di Nebra, cittadina della Germania in cui fu rinvenuto il famoso disco di bronzo che porta il suo nome. Il disco di Nebra, \u00e8 stato datato dagli esperti e fatto risalire all\u2019et\u00e0 del bronzo. Su di esso sembra sia stata riprodotta la costellazione delle Pleiadi oltre che il sole e la luna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piana Cuntarati, \u00e8 il nome di una contrada che si trova tra Bronte e Maletto. Il nome della contrada entra curiosamente in relazione con un nome di persona ancora attuale e molto frequente presso i Tedeschi e gli Svedesi, quello di Gunter. Il toponimo Cuntarati sembra essere formato dall\u2019accostamento dei lessemi Kuh vacca e tarn celato, nascosto. La libera traduzione che farebbe intendere che ci si trovi in un luogo di raduno di \u201cvaccari\u201d, appare verosimile se si tiene conto che quella del mandriano \u00e8 una attivit\u00e0 ancora importante e praticata nel territorio preso in esame. Nel dialetto brontese cuntari significa raccontare, contare, enumerare ma anche misurare. Dunque potrebbe essere stato, il nostro, un luogo ove le mandrie provenienti da luoghi vicini, venivano riunite, \u201ccontate\u201d, controllate. Non va trascurato il linguaggio metaforico di cui amavano servirsi i nostri avi (di conseguenza il bue potrebbe racchiudere il significato di guerriero, militare. In questa accezione lo utilizza, per esempio Zarathustra nel suo elogio al principe quando gli augura di avere molte vacche nelle sue stalle), \u00a0continuato attraverso i poeti e le loro poesie. Pertanto pur volendo considerare la possibilit\u00e0 che il significato del toponimo rientri nella accezione di enumerare, il riferimento potrebbe comunque andare alla mandria e al concetto di moltitudine, di gruppo. Infatti in semitico il numero 1.000 viene espresso con la parola bue. Nella antica scrittura ideografica utilizzata da diversi popoli si prendeva quale simbolo per esprimere il concetto di moltitudine la figura del salmone. Infatti in India, luogo in cui non si sarebbe dovuto conoscere questo pesce che vive solo nelle acque dei fiumi che sfociano nel Mar del Nord e nel Mar Baltico, con la parola sanscrita Laksa, nome con il quale viene chiamato in Germania il salmone (Lachs), viene espresso il numero 100.000. Il salmone, spostandosi in branchi fornisce, infatti, l\u2019idea della moltitudine da cui origina il numero centomila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maletto \u00e8 un piccolo centro arroccato sulle falde dell\u2019Etna. Come testimoniano i reperti archeologici ivi rinvenuti, esso \u00e8 stato abitato fin dal VI millennio a. C. Secondo la tradizione il toponimo \u00e8 stato acquisito dal nome del duca Maletta il quale, del villaggio ne fece la propria residenza edificandovi il castello di cui ne rimangono le rovine. L\u2019edificio, a sua volta, venne costruito sulle rovine di una precedente struttura non meglio identificata. Non \u00e8 difficile dedurre che, secondo le abitudini sicane per ci\u00f2 che concerne la fondazione delle loro citt\u00e0, la rupe che domina la valle, e su cui insistono i ruderi del castello, corrispondeva all\u2019acropoli che, certamente, ospitava il tempio del nume tutelare del villaggio. Il nome del duca, e dunque del villaggio, riconducono al lessema nordico Mehl, termine che significa farina. Non sembri cosa poco importante la constatazione che durante il pranzo, prima di mettere mano al cibo, i Tedeschi pronunciano la frase <em>mahl zeit<\/em>, l\u2019equivalente del buon appetito pronunciato da noi Italiani. Il lessema <em>Mehl<\/em> lo si ritrova inciso in un blocco di pietra arenaria ritrovato in Svezia nella citt\u00e0 di Tune datato intorno al 500 circa. Nelle tre righe dell\u2019epigrafe runica un sacerdote si autodefinisce il custode della farina, Mehl. Poich\u00e9 il cognome Mele \u00e8 comunissimo nel territorio di Bronte e Maletto \u00e8 possibile dedurre che il nome o forse l\u2019epiteto, sia diventato il titolo nobiliare attribuito al duca di Maletto \u00a0e che in Illo tempore fosse stato utilizzato per indicare in genere un \u201cbenefattore o elargitore del pane\u201d o, se vogliamo seguire la tradizione ariana dell\u2019<em>Avesta<\/em>, il libro sacro degli Irani, l\u2019ordinatore, poich\u00e9 in esso viene testualmente affermato: <em>\u201dColui che diligentemente semina il grano, o Spitama Zarathustra, colui che semina il grano, edifica l\u2019ordine\u201d<\/em>. Se poi, la vicina cittadina di Randazzo corrispondesse, come ipotizzato dagli studiosi, alla Tissa citata da Cicerone nelle verrine, avremo che nella lingua germanica il termine significherebbe tavola, mensa (<em>Tisch<\/em> in tedesco)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-960 size-full\" title=\"Acropoli di Maletto. Nella valle sottostante \u00e8 stato eretto il vallo per una lunghezza di quasi tre chilometri.\" src=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/WhatsApp-Image-2019-02-12-at-23.53.03.jpeg\" alt=\"Acropoli di Maletto. Nella valle sottostante \u00e8 stato eretto il vallo per una lunghezza di quasi tre chilometri.\" width=\"240\" height=\"180\" \/>Tornando al toponimo Cuntarati con cui si \u00e8 denominata la contrada su citata, alla luce di quanto detto sopra a proposito del rinvenimento della stele runica in Svezia, nazione in cui vi \u00e8 una regione denominata Gotland dalla quale provengono i Goti, vi si potrebbe azzardare una ulteriore ipotesi interpretativa considerando che il toponimo <em>Guntarati<\/em> possa indicare un etnico. Infatti, il prefisso <em>ku<\/em> o <em>Gut<\/em> potrebbe riferirsi al popolo dei Goti. Essi vengono denominati dagli storici antichi, ora utilizzando l\u2019etnico di Gutei ora quello di Kutei. Il lessema tarn che segue al nome di Gutei, significa celare, nascondere, pertanto il toponimo <em>Ku-tarn<\/em> potrebbe indicare un luogo ove una minoranza di Goti avrebbe potuto trovare ricovero, nascondersi o celarsi. In questo caso potremmo ipotizzare che il toponimo avesse trovato applicazione nel periodo che vide i Normanni (di origine scandinava) opporsi ai Saraceni che avevano occupato l\u2019isola. Il nome della contrada potrebbe derivare, altres\u00ec, dal nordico <em>kunun<\/em> con il significato di re e tarn indicando un luogo dove sarebbe stato un re a trovarvi ricovero. Anche per ci\u00f2 che concerne il termine <em>Mehl<\/em> farina, pane, riteniamo che le ipotesi sul suo significato potrebbero essere diverse. Esso potrebbe essere stato utilizzato in chiave metaforica per sottintendere un nutrimento spirituale. Infatti il termine va a comporre, tra gli altri, il nome del sacerdote Melkisedek colui che inizi\u00f2 Abramo proprio utilizzando ritualmente il pane. Non passer\u00e0 inosservato neppure l\u2019utilizzo del pane quale mezzo rituale, di cui si serve il principe ittita Labarna. Ma per ci\u00f2 rinviamo, chi ne avesse interesse, al nostro saggio, disponibile gratuitamente sul \u00a0sito di miti3000.eu: <a href=\"http:\/\/www.miti3000.eu\/gratis-i-libri-di-f-branchina\/907-il-paganesimo-di-gesu.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Il paganesimo di Ges\u00f9&#8221;<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ad majora<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"a1\"><\/a>[1] Ducezio, una ventina di anni prima che la guerra del Peloponneso si spingesse fino in Sicilia, si trovava in esilio in Grecia, a Corinto. Qui, essendo libero di muoversi, \u00a0ebbe intensi rapporti con le famiglie pi\u00f9 ragguardevoli di Atene. Abbiamo buoni motivi per affermare che in questa fase il duce siculo concordasse con gli Ateniesi una strategia militare comune che li vedesse futuri alleati in una campagna militare condotta contro i Siracusani. Questi accordi diedero buoni motivi agli Ateniesi per intervenire nei fatti siciliani nonostante la prematura morte del duce, poich\u00e9 in Sicilia avrebbero potuto, comunque, ancora contare sull\u2019alleanza del potente principe siculo Arconide (lib. VII,1) il quale aveva collaborato con Ducezio nel sostenere la causa sicula e che al suo ritorno dall\u2019esilio lo aveva aiutato a fondare Kal\u00e8 Akt\u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo di questo articolo, con riferimento ad un ipotetico vallo edificato da Ducezio per arrestare l\u2019avanzata dei Greci nell\u2019entroterra siculo dell\u2019isola di Sicilia, analogamente a quello ben pi\u00f9 noto di Adriano, voluto dall\u2019imperatore romano per arrestare il passaggio del popolo degli Scoti nell\u2019impero, prende spunto dal ritrovamento delle poderose fondamenta di un muro edificato &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.adranoantica.it\/?p=954\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Il vallo di Ducezio&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":36,"featured_media":957,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-954","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconti-vespro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/954","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/36"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=954"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/954\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":974,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/954\/revisions\/974"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=954"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=954"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.adranoantica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=954"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}